Campeggio famiglie nelle ‘baracche'
CUORGNE'. In un'epoca in cui sono in aumento coloro che vanno alla ricerca di vacanze cosiddette "alternative" a contatto con una natura incontaminata per ritemprare corpo e spirito, nella "perla" del versante piemontese del Parco Nazionale del Gran Paradiso opera una realtà educativa e ricreativa nella quale non si guarda ad alcuna "etichettatura" di sorta e dove tutti sono i benvenuti. E' il campeggio della parrocchia di San Dalmazzo di Cuorgnè ubicato in borgata Villa di Ceresole Reale.
Per i giovani e meno giovani di almeno due generazioni meglio noto come "le baracche di Ceresole", il campeggio è un luogo dove da ormai trentanove anni uomini e donne delle età più diverse condividono un'esperienza di vita in comune davvero unica. Il tutto si deve alla lungimiranza del canonico don Domenico Cibrario e del suo viceparroco don Piergiorgio Coccolo che negli ormai lontani Anni '60 gettarono le basi per questa straordinaria esperienza di condivisione. Anche quest'anno, nel periodo tra il 2 ed il 16 agosto, una quindicina di famiglie con componenti di età compresa tra i trenta giorni ed i 77 anni, hanno mangiato, camminato, giocato, parlato, pregato insieme all'interno delle storiche "baracche" di Ceresole. Il "campeggio famiglie", fortemente voluto dal parroco di Cuorgnè don Paolo Perolini e coordinato con passione da due operatori pastorali, arriva a conclusione di due mesi di campeggi in cui a ritmo settimanale nelle baracche di Ceresole si sono avvicendati ragazzi tra i 9 ed i 19 anni sotto la guida spirituale e materiale dello stesso don Paolo.
Ma cosa spinge ancora oggi gente di età e dalle esperienze di vita così diverse a preferire una soluzione per le vacanze "spartana" come quella delle baracche di Ceresole ad un più comodo viaggio verso le spiagge nostrane o i mari del Sud?. «Sono dodici anni che vengo al campeggio e anche quest'anno non potevo certo mancare, qui non si è mai soli, il mio bambino è il piccolino di tutti, qui si scambiano le esperienze di vita, si fa comunità - dice Simona,giovane mamma del delizioso piccolo Samuele, che quando è arrivato in campeggio aveva appena un mese di vita -. Anche mio marito, che non è di Cuorgnè, è sempre contento di venire qua e mi ha incoraggiata a portarci Samuele anche se così piccolo».
Per Paola,madre di tre bimbi che da qualche anno rallegrano le giornate dei campeggiatori, «i bambini non vedono l'ora di salire al campeggio e lo stesso discorso vale per me e mio marito». «Tutti gli anni trascorriamo, se non tutto il turno, almeno una settimana. Serve a ricaricarci, qui si condividono tante cose come cucinare, lavare i piatti, le passeggiate, le chiacchierate interminabili e in tutti questi momenti tu scambi le tue esperienze di vita, le cose belle ma anche i problemi e le difficoltà con gli altri e ti confronti» aggiunge Paola.
«Qua - confida Sebastiano,che viene al campeggio da oltre dieci anni- stupisce come diventiamo veramente tutti un'unica famiglia, le lunghe chiacchierate, le confidenze; alla fine sembra quasi che non esistano più segreti. I bambini ti chiedono di giocare con loro, come se tu fossi uno zio o un loro amico da sempre».
«Io sono sempre venuta al campeggio, prima come ragazza, poi come animatrice, poi come cuoca e sempre con le famiglie. Qua vivi in una dimensione che ti permette di riflettere, di pensare, cosa che nella vita di tutti i giorni non sempre si riesce a fare - racconta Angela -.La vita in campeggio non è sempre facile, qualche screzio si crea, ma con la buona volontà si ricostruisce l'armonia proprio come avviene nelle nostre famiglie».
«E' bello tornando giù incontrandosi anche solo per strada o a messa, ricordare come un ‘flash' i momenti passati insieme, le chiacchierate lavando i piatti, il ricordo del ragazzo che accompagna la nonna, le grida di gioia dei bimbi... - osserva Patrizia -.Penso che a tutti potrebbe piacere una vacanza così diversa».
Chiara Cortese