L'amore, la natura, la vita nelle fiabe di Andersen

I l mondo magico e incantato delle tradizioni popolari nordiche e il più soave e dolce e grande dei suoi cantori, per questo sedicesimo volume della serie dei capolavori della narrativa per ragazzi, in edicola da oggi, giovedì 5 agosto, con la Sentinella del Canavese a soli 4.90 euro (più il costo del giornale): si tratta, classico tra i classici, de "La Sirenetta ed altri racconti", di Hans Christian Andersen, che contiene cinque delle storie più affascinanti del celebre scrittore.
L'esordio letterario di Andersen era avvenuto sull'onda degli studi e del giovanile interesse per il teatro. Da qui era nato, nel 1833, il suo primo lavoro, il dramma "Agnese e l'uomo del mare". Più che il teatro, fu però la narrativa a consacrarlo tra i grandi scrittori di tutti i tempi. Divenuto famoso nel 1835 con il romanzo "L'improvvisatore", la celebrità vera e propria gli arriverà, da lì a qualche anno, con la prima raccolta delle Fiabe (1835-1837).
Andersen elabora le sue prime opere, affondando a piene mani nel pozzo della tradizione popolare scandinava, ma non disdegnerà, in un secondo tempo, di imboccare anche la strada della fiaba letteraria. In una forma espressiva mai fissa, di volta in volta rielaborata e adattata a un linguaggio che spazia dal timbro quotidiano e popolare ai toni limpidamente poetici e, a tratti, anche forzatamente aulici, le fiabe di Andersen rappresentano i sentimenti e l'anima più genuina e vergine della natura (si vedano racconti come "L'abete", "I fiori della piccola Ada", "Il rospo", "L'usignolo"), ma anche il tentativo, peraltro realizzato con facilità strabiliante, di rivestire di un'aura sublime le cose e gli oggetti più umili e di uso comune (vedi "L'ago da rammendo", "Il vecchio fanale", "La goccia d'acqua", "Gli stracci").
Numerose sono poi le fiabe che si caricano, ma senza forzature eccessive, di chiari elementi autobiografici, con riferimenti evidenti alle sue travagliate e sofferte storie sentimentali, ma anche ad una concezione della vita che, alla fine, per lo scrittore si sostanziava e acquistava dignità e valore solo nella realtà, sia pure amara, del quotidiano, piuttosto che nella felicità falsa e consolatoria del sogno. Valgano per tutti racconti come "La Sirenetta", "L'intrepido soldatino di stagno", "Il brutto anatroccolo".
Si indovina nelle fiabe di Andersen una malinconia di fondo che smorza il sorriso sulle labbra e rende in qualche modo amara, per non dire "velenosa", anche la più dolce delle vittorie. Poche le storie a lieto fine. E, comunque, si tratta sempre di una felicità posticcia, per di più non completa, come "interrotta", strozzata dal sopravanzare dell'altra faccia della medaglia, quella triste ma non necessariamente brutta, a volte, anzi, anche bella, in ogni caso sempre vera, che sfuma il sogno o lo interrompe bruscamente, e ci richiama alla nostra condizione di umani che nascono, lottano, soffrono, muoiono, ma sanno anche, a dispetto di un destino folle e crudele, vivere e, forse, essere felici lo stesso.