‘Una condanna severa ma giusta'

BASSA VALLE.La sentenza di condanna a 30 anni di carcere, emessa dal tribunale di Aosta, giudice Eugenio Gramola, lunedì scorso, nei confronti di Anna Maria Franzoni, riconosciuta colpevole della barbara uccisione del figlioletto Samuele Lorenzi, di 3 anni, più che dividere l'opinione pubblica tra colpevolisti e innocentisti, ha semmai rinnovato il dolore, l'indignazione e lo sgomento della gente valdostana. Questo sia per la fermezza della pena inflitta alla mamma del bambino, ma anche per i dubbi e le incertezze in cui resta avvolta l'intera vicenda.
Su questo crudele e sconcertante delitto, passato alla cronaca (e alla storia) col nome di "caso Cogne", nonchè sulla prima, sofferta e molto discussa, sentenza di condanna, abbiamo ascoltato il parere di alcuni valdostani. «Non saprei cosa pensare - dice Piera Treves, assessore ai servizi sociali del comune di Montjovet -; mi fa pena la mamma per la dura condanna che dovrà scontare, ma pare che le prove siano tutte a suo carico. Se poi davvero non è stata lei, come sottolinea con forza il marito Stefano Lorenzi, la famiglia ha però avuto tutto il tempo per fare nome e cognome dell'ipotetico assassino che dicono di conoscere».
Chi nutre pochi dubbi sulla colpevolezza della donna, è il pensionato Romano Rangriasci, di Aosta: «Per me, la colpevole è lei, anche se ritengo tutta la storia una congiura tra più persone. I 30 anni inflitti all'assassina sono senza dubbio una condanna severa, ma giusta».
Non del tutto convinto di quello che il tribunale di Aosta ha sentenziato, è Carmelo Papandrea, barbiere di Issogne: «Di certo stupisce che dopo tanto tempo e tante interrogazioni, la mamma del piccolo Samuele non sia mai caduta in contraddizione; se l'assassina è davvero lei, deve avere una mente diabolica. Altro fatto che lascia perplessi - conclude Papandrea - è che dopo oltre due anni e mezzo di indagini, perizie e sopraluoghi, non sia stata trovata l'arma del delitto e resta oscuro il movente dell'omicidio. Questo lascia qualche dubbio sul vero nome dell'assassino del bambino».
Secondo l'artigiano Giuliano Marangelo, di Chatillon, mamma, papà di Samuele e le famiglie Franzoni-Lorenzi, sui motivi del delitto devono aver taciuto qualche verità: «Per conto mio - dice, sicuro -, sanno molto di più di quello che hanno detto agli inquirenti; ritengo comunque la condanna inflitta alla mamma del piccolo Samuele, se colpevole, una pena più che giusta giusta».
Luigi Varese