Cava sequestrata, è giallo

STRAMBINO. Il dibattito sul sequestro della cava Ponte Dora, avviato sottovoce da qualche settimana a Strambino con le argomentazioni più varie e fantasiose, è arrivato anche all'attenzione del consiglio comunale. L'argomento è stato infatti trattato nell'ultima seduta consiliare a seguito di una delle interrogazioni presentate dal gruppo consiliare Vivere Strambino.
La minoranza, «visto che la cava Ponte Dora risulta inattiva da circa 2 mesi con persistente grave disagio per le quindici famiglie di dipendenti, che dai cartelli presenti in loco risulta che'area è sottoposta a sequestro preventivo dalla Procura della Repubblica di Ivrea Proc. 709/04 Rgnren 613/04 Bggp', chiede di conoscere le motivazioni che hanno indotto la Procura a procedere al sequestro».
A rispondere per primo agli interroganti è stato il sindaco Savino Beiletti che ha spiegato: «Siamo anche noi preoccupati, ma non conosciamo le motivazioni della procura i cui atti riteniamo siano coperti dal segreto istruttorio. Possiamo dire - ha concluso Beiletti - è che la procura ha provveduto al sequestro di tutti gli atti relativi alla cava custoditi in comune».
Il capogruppo degli interroganti Ervana Vogliano si è dichiarata insoddisfatta della risposta ed ha invitato il Comune ad indagare sulla vicenda, seguita dal collega Gianpiero Gladiolo, che ha sollecitato a verificare se ci sono stati, ed eventualmente a fornire le risultanze, dei controlli che dovrebbero essere stati fatti dal comune. «Il comune di Strambino - ha provocatoriamente concluso Gladiolo - ha la coscienza a posto?», sollecitando la replica netta dell'ex sindaco Garetto che ha concluso: «L'amministrazione comunale ha la coscienza a posto».
Naturalmente il dibattito in corso non risolve i problemi dei lavoratori, inattivi da settimane, della cava Ponte Dora e non chiarisce i veri motivi per cui la cava sia stata posta sotto sequestro per un periodo così lungo dalla Procura della Repubblica.
Ma, a vivacizzare maggiormente il dibattito è stata l'altra interrogazione della minoranza che ha chiesto «di conoscere quali sono le idonee strutture che la nuova Amministrazione intende assicurare a tale gruppo per l'espletamento delle proprie funzioni». A supporto di questa richiesta di una sede per le proprie attività istituzionali, il gruppo di Ervana Vogliano ha ricordato che l'art. 17 dello Statuto del Comune di Strambino che al comma 2 recita "Ai gruppi consiliari sono assicurate, per l'esplicazione delle loro funzioni, idonee strutture,...fornite tenendo presente...la consistenza numerica di ognuno di essi", ed evidenziato «che attualmente vi è in consiglio un unico gruppo consiliare di minoranza che rappresenta il 43% degli elettori». Il sindaco ha spiegato che una risposta alla richiesta sarà possibile solo al termine della ristrutturazione degli uffici comunali, provocando la risentita reazione della minoranza. (s.ro.)