I sindacati passano alla linea dura
CALUSO. In merito ad un aggravarsi della già pesante crisi del gruppo Finmek a livello nazionale (con sensibili riflessi negativi sullo stabilimento calusiese di via Martiri d'Italia), si fa più dura la linea delle segreterie nazionali di Fim, Fiom, Uilm, che hanno richiesto un incontro urgente con l'onorevole Gianni Letta e con l'onorevole Antonio Marzano, ministro delle Attività produttive. Nelle aspettative del sindacato, l'Incontro servirà per un chiarimento sulla situazione venutasi a creare in conseguenza del continuo non rispetto degli impegni assunti da parte del gruppo Finmek che sta determinando incertezze e tensioni nei vari siti, oltre a mettere in discussione la continuità produttiva e lo stesso piano industriale.
«Nonostante le assicurazioni date dal commissario Vidal e dal direttore generale Biesuz, nel corso dell'incontro al Ministero del Lavoro lo scorso 1º luglio, alle Organizzazioni sindacali ed ai rappresentanti aziendali di tutti gli stabilimenti circa il pagamento degli stipendi ai lavoratori nella data prevista dagli accordi tale pagamento non è ancora avvenuto. O meglio, non sappiamo in base a quale logica, in alcuni stabilimenti è avvenuto, in altri no»: così recita un comunicato sindacale di Fim, Fiom e Uilm.
«Questo atteggiamento è inaccettabile. Siamo di fronte ad una distanza tra cose dette e cose fatte non più sopportabile, soprattutto se questo incide sulla condizione dei lavoratori che ormai da mesi non sanno se percepiranno lo stipendio oppure no. Così come ci sembra assente il ruolo del Governo, della Presidenza del Consiglio, a cui abbiamo ripetutamente inviato richieste di incontro senza alcuna risposta, e del Ministero delle Attività Produttive. Il Sindacato ed i lavoratori sottoscrivendo gli accordi di cassa integrazione per 1000 dipendenti (in tutto il gruppo, n. d. r.) hanno responsabilmente fatto a loro parte. Tutti la stanno facendo?», è l'interrogativo che si pongono i sindacati.
«L'attività produttiva rischia di fermarsi definitivamente - avvertono le segreterie delle tre organizzazioni sindacali - se non viene alimentata la produzione, se non si acquistano i componenti, se non si paga il lavoro effettuato dai lavoratori, anzi si corre il rischio di perdere i clienti che ancora alimentano la produzione degli stabilimenti del gruppo. Questa situazione mette a rischio la stessa credibilità del piano industriale contenuto negli accordi sindacali. Ci dicono che c'è un problema finanziario perché Banca Intesa non delibera e quindi non ci sono le risorse per riavviare l'attività produttiva. Il fantasma di Banca Intesa aleggia in questa vertenza dal mese di gennaio. Quali sono i veri problemi?. C'è bisogno di chiarezza quindi perché sono in gioco 3200 posti di lavoro».
Fim, Fiom Uilm confermano inoltre lo stato di agitazione in tutti i siti produttivi del gruppo e proclamano tre ore di sciopero per oggi, lunedì 19 luglio con l'effettuazione di presidi presso le Prefetture per sollecitare la convocazione degli incontri richiesti.
Lydia Massia