Sovraffollamento e pochi dipendenti

IVREA.La casa circondariale potrebbe ospitare un massimo di 208 detenuti. Attualmente ce ne sono 281, cui vanno aggiunti gli otto che scontano la pena con misure alternative, cinque che lavorano esternamente e tre che usufruiscono della semilibertà. Oltre il 40% dei detenuti è in attesa di giudizio o, comunque, non ha ancora una pena definitiva. Il 40% della popolazione carceraria eporediese è tossicodipendente; il 66% composta di stranieri. Dal primo gennaio 2004 si sono registrati 12 casi di autolesionismo, 26 casi di scioperi della fame e ben 4 tentativi di suicidio. Recentemente c'è stato il suicidio di S. T., 28 anni, di origine marocchina. «Di carcere si continua a morire - denuncia Mario Contu-. Dietro le sbarre finiscono per lo più i reietti della società, quelli che una volta liberi finiscono con l'essere ospitati nei dormitori. Abbiamo smarrito il senso che la Costituzione dà agli istituti di pena: detenzione ai fini rieducativ». L'area pedagogica avrebbe bisogno di 4 educatori, mentre attualmente ne sono in servizio appena la metà. Altre note dolenti: la carenza di personale di polizia penitenziaria. Ad Ivrea sono in forza 117 agenti, su una pianta organica di 200. Nel comparto amministrativo mancano 12 impiegati dei 23 previsti. Per quanto riguarda i detenuti che lavorano, il carcere si presenta come una realtà ben integrata con le amministrazioni locali: due lavorano al Comune di Ivrea, uno a Pavone, uno a Samone e uno con la comunità montana Valle Sacra. «Potremmo far lavorare anche altri detenuti - conclude con amarezza il vicesindaco Rao - ma dal magistrato di sorveglianza non arrivano le autorizzazioni». (vi.io.)