Arriva da Modafferi il voto salva-giunta


CHIVASSO. Molto rumore per nulla: con la seduta di consiglio comunale di martedì si è creato un nuovo risicato equilibrio consigliare, ma l'amministrazione resta al suo posto. Com'era nell'aria, sono mancati i numeri per una nuova ondata di dimissioni di massa e dopo la surroga dei tre consiglieri, le cui dimissioni erano state ritenute conformi a legge, tutto è ricominciato come prima.
E dire che l'attesa era molta: già dalle 21 la sala del consiglio era veramente gremita. Un pubblico numerosissimo, rumorosissimo e per buona parte composto da militanti o simpatizzanti del centrodestra ha assistito poco pazientemente alla discussione di oltre un'ora e mezza di interrogazioni prima che il dibattito entrasse nel vivo della polemica relativa al "golpe" di due settimane fa.
Effettivamente sentire dibattere di Carnevalone, aree attrezzate per cani, marciapiedi sconnessi dava l'idea di una serata di ordinaria amministrazione.
A riportare l'attenzione alla questione del giorno è stato Paolo Francini, già candidato consigliere provinciale nelle file dell'estrema destra, che con passo sicuro e non disturbato da alcuno ha attraversato la sala del consiglio per andare a gettare poche monetine sul banco di Demetrio Modafferi, il consigliere di Forza Italia, che il centrosinistra e l'Udc speravano emulasse l'amico Sena, dando la sua disponibilità a fare cadere il sindaco.
«A Giuda si gettano 30 denari, per lui possono bastare 30 centesimi», ha commentato sotto i portici di Palazzo Santa Chiara lo stesso Francini.
Subito dopo le comunicazioni e l'appello nominale, il sindaco ha espresso la sua solidarietà a Modafferi: «È stato un episodio che ha offeso il consiglio intero, scusabile in parte dalle precarie condizioni dell'autore del gesto...».
Dal canto suo il consigliere azzurro ha dichiarato di non dovere spiegazioni a nessuno, tranne agli elettori che lo hanno votato e al partito, rispondendo così alle polemiche per il suo repentino rientro nei ranghi.
Il che ha ovviamente dato il via a tutta una serie di interventi dei consiglieri di minoranza e maggioranza. Il presidente del consiglio Massimo Giovannini, che avrebbe voluto leggere una lettera di sostegno inviata dall'Ascom, ha auspicato una continuità nell'attività amministrativa di questa città: «Ci sono ferite che faticano a rimarginarsi, una mancanza di governo locale per un lungo periodo potrebbe avere effetti negativi».
Giovanni Scinica, a nome del centrosinistra, ha richiesto la disponibilità di Fluttero a rimettere il mandato per rispetto ai cittadini, in relazione a «una maggioranza che perde i pezzi ogni qual volta il sindaco ottiene risultati personali. Faccia uno sforzo di dignità».
Aldo Colosimo, capogruppo azzurro ha invocato la fine della «commedia degli equivoci, dei giochetti e degli attacchi personali», mentre Salvatore Marino di Alleanza Nazionale ha manifestato il suo disappunto per questo atto "irresponsabile" sostenendo, forse un po' ottimisticamente che «la maggioranza non è intaccata neanche lontanamente».
Nicola Spagnolo, dell'Udc ha ricordato alla maggioranza di avere ancora 11 voti a favore per mera fortuna e ha criticato le scelte «poco democratiche come la seconda convocazione del consiglio. Questo è il consiglio comunale più triste degli ultimi sette anni».
Alla fine degli interventi si è comunque dato il via alle surroghe. La prima, quella di Enzo Falbo con Gianna Acquadro, era fuori dal computo delle undici ridotte a tre: l'ex-capogruppo è entrato nel consiglio di amministrazione di Seta e la surroga era dovuta ma secondo Ferruccio Rosso è avvenuta con troppo ritardo, ben oltre i 10 giorni dalle dimissioni: «chiedo che venga segnalato alla Procura della Repubblica».
Diverso il caso di Antonino Sena, Vinicio Milani e Bruno Capello, sostituiti da Paolo Del Bene (che però è consigliere del Ciss ed entro 10 giorni dovrà decidere quale dei due posti tenere), Frediano Dutto e Alfonso Lorenzano. Anche per loro Rosso ha richiesto la verifica di legittimità ma per i motivi politici e formali di cui si è già discusso, mettendo in mezzo anche il segretario comunale: «Da un arbitro ci saremmo aspettati un atteggiamento sulla cui imparzialità non si potesse dubitare. E' come un arbitro che assegna al 92' un rigore alla squadra di casa su un fallo dubbio».
Con l'assenza dall'aula dell'Udc, di Margherita e Ds e l'astensione di Rifondazione, i punti vengono approvati.
E l'amministrazione Fluttero può riprendere il cammino...

Silvia Alberto