Difensore civico, meno interventi nel 2003
IVREA. Nel 2003 gli eporediesi hanno fatto meno ricorso al difensore civico rispetto agli anni passati. Si registra infatti una flessione del venti per cento, con centoventi residenti che hanno proposto dei problemi a questa figura istituzionale contro i centocinquanta dell'anno passato. E' questo uno dei tanti dati che emergono dalla relazione annuale, relativa appunto al 2003, di Alberto Pichi, difensore civico in carica da quattro anni e ora in scadenza di mandato.
Il documento verrà illustrato questa sera, lunedì, al Consiglio comunale che si riunirà a partire dalle ore 19.
Sono pure diminuiti i casi sociali ma questo sicuramente non perché sia migliorata la situazione economica della città, che registra invece una forte flessione dell'occupazione. Probabilmente molte persone che hanno "problemi sociali" preferiscono rivolgersi direttamente all'assessore Salvatore Rao o al Consorzio Inrete, che sono le "figure competenti" per affrontare tali questioni.
Il difensore civico, come vuole la legge, deve infatti «garantire l'imparzialità e il buon andamento dell'amministrazione comunale, delle istituzioni e delle Aziende (quali l'Scs, la Sca eccetera) da essa dipendenti e dei concessionari di pubblici servizi. I casi sociali dunque sono diminuiti: nel 2001 se ne registravano 30, nel 2002 erano 23 e nel 2003 sono scesi a 14.
Per la parte "sociale" il dottor Pichi chiede «di aumentare le disponibilità stanziate a copertura di interventi straordinari, mediante l'aumento dei conferimenti dei comuni partecipati». Il difensore civico ritiene che sia importante utilizzare maggiormente il volontariato «integrando col suo apporto le limitate risorse di cui l'amministrazione dispone, in particolare nell'area degli interventi sociali in cui il volontariato opera con organismi numerosi e qualificati».
Nel 2003 il problema più urgente emerso e portato appunto a conoscenza del difensore è stato quello abitativo. Sono stati affrontati al riguardo sette casi. Uno di questi si è rivelato particolarmente grave perché una famiglia «già provata da numerose traversie» ha rischiato di essere buttata per strada. Grazie però a un intervento congiunto del Comune, della Caritas e del Consorzio Inrete si è riusciti a risolvere il problema. Secondo il difensore civico tale episodio ha evidenziato che «l'Azienda Territoriale Casa, pur essendo un organismo creato con evidenti motivazioni sociali, ha fatto una politica di recupero dei crediti, doverosa nella sostanza, ma iniqua nella sua attuazione. Su uno sfratto per morosità di quindici milioni di vecchie lire si sono caricate spese legali per altri dieci, con ciò di fatto gravando il debito di oneri che si potrebbero definire usurai».
Pichi fa poi notare che «il Consorzio e gli uffici comunali preposti che già su questa materia dialogano con qualche difficoltà fra di loro, non cercano spontaneamente una collaborazione con la Caritas».
Nel suo documento egli si dimostra molto critico verso la politica della casa del comune di Ivrea e rileva: «A Ivrea ci sono oltre 600 alloggi destinabili a famiglie a basso reddito, ottenibili con procedure di cui la ricerca dell'equità è addirittura esasperata, tanto che alla fine sia il comune che l'Atc hanno le mani legate, anche di fronte alle emergenze». Per risolvere tale questione il difensore propone di rivedere alcune regole dell'assegnazione, le quali dovranno essere un po' più flessibili. Si dovrebbero poi programmare degli interventi per capire le condizioni di utilizzo degli alloggi «per poi intervenire con energia su eventuali situazioni di abuso o anche semplicemente di cattivo uso». Pichi sostiene che è venuto a conoscenza che ci sono degli appartamenti di grandi dimensioni occupati da piccoli nuclei familiari, che potrebbero così essere collocati in alloggi con un numero inferiore di metri quadrati. Per conoscere dunque l'effettivo utilizzo dei seicento alloggi il difensore chiede che venga compiuta un'indagine che potrebbe essere realizzata gratuitamente dal volontariato.
Giuliana Airoldi