E negli istituti c'è anche la psicologa
IVREA.Il suo era un disagio profondo. Tanto da morirne. E' il caso di V.B., 18 anni, studente dell'istituto per geometri "Cena". Meno di una settimana fa frequentava la quarta, vivendo tra una scuola fatta di interrogazioni e compiti e una famiglia come tante. Una vita in apparenza normale. Poi il gesto che lascia tutti senza fiato. «Sono ancora profondamente turbata per quello che è accaduto - spiega Maria Laura Bocca, preside del liceo scientifico "Gramsci" - notizie del genere vorrei non poterle leggere mai più. I ragazzi di oggi sono così fragili e sensibili che basta un nulla per compromettere il loro equilibrio interiore. In questi giorni ciascun insegnante si interroga se è stato fatto tutto il possibile per evitare una simile tragedia. Purtroppo è vero che un brutto voto o una imminente bocciatura può far calare l'autostima dei giovani più fragili». Che fare? Da un paio d'anni il liceo Gramsci ha attivato una convenzione con una psicologa. L'obiettivo è di comprendere disagi e problemi adolescenziali, affrontarli e risolverli prima che diventino pesi insopportabili. «Organizziamo incontri tra studenti e psicologa - continua Maria Laura Bocca - ma anche con i genitori. Spesso, sono loro i primi ad avere bisogno dell'aiuto di un esperto per meglio comprendere i propri figli. Inoltre per incoraggiare i ragazzi a proseguire gli studi, abbiamo un insegnante specializzato nell'orientamento». Giuseppina Riolo, responsabile del Centro territoriale permanente, spiega la necessità di riuscire a dialogare con gli studenti. «Ho sempre cercato di avere con i ragazzi un rapporto che andasse al di là dell'insegnamento, cercando di comprendere le loro esigenze - dice - Un ruolo centrale devono svolgerlo i genitori, troppo spesso distratti da improrogabili impegni di lavoro. Non le nascondo che alle riunioni che organizziamo con gli insegnanti, per ogni classe aderiscono solo quattro o cinque genitori». Per Roberto Miglio, vicepreside dell'itis "Olivetti", non si può pretendere che la scuola risolva tutta i problemi. «Davanti a queste tragedie siamo tutti impotenti - spiega - anche se non dobbiamo dimenticare che la nostra realtà scolastica è ancora sana. La maggior parte degli studenti ha alle spalle padri e madri disponibili al confronto e alla comprensione». (vi.io.)