Latitante si nascondeva in un casolare di Foglizzo

FOGLIZZO.Un casolare abbandonato come nascondiglio. L'identità di un conoscente deceduto per cercare di evitare il ritorno in carcere. Lucio Di Somma, 60 anni, di San Carlo Canavese, era sparito il 13 aprile scorso. Quel giorno i carabinieri avevano suonato il campanello della sua casa per notificargli un'ordinanza di custodia cautelare per violenza sessuale nei confronti di un bambino di nove anni. Di Somma avrebbe dovuto esserci. Condannato all'ergastolo per l'omicidio di Antonio Savarese, avvenuto nel 1980 a Ciriè, era agli arresti domiciliari dal 2001 per ragioni di salute.
E' stato fermato dai carabinieri nei giorni scorsi. I militari della compagnia di Venaria stavano indagando su alcune rapine avvenute ai clienti dei distributori automatici di carburanti avvenute tra il 5 ed il 13 maggio a Caselle, Robassomero e Lombardore, quando è emerso il nome di Di Somma. Il latitante, secondo i carabinieri, si nascondeva nel casolare abbandonato dove è stato trovato il letto e cibo.
Qualche giorno prima di Di Somma, i carabinieri avevano arrestato uno dei suoi presunti complici, Antonino Pischedda, 40 anni, di Ciriè. Pischedda era stato bloccato dai carabinieri al termine di un inseguimento, dopo una rapina avvenuta a Lombardore. Dopo Di Somma, infine, è finito in carcere Alfonso Fienga, 41 anni, di San Carlo. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, il covo di Foglizzo era usato dalla banda per preparare le rapine.
In uno dei colpi, l'automobilista era stato anche portato in una cava. Lì, gli era stato estorto il codice segreto del bancomat e mentre uno dei complici lo teneva sotto sequestro, gli altri erano andati in uno sportello bancario automatico a prelevare 1500 euro.
Il casolare abbandonato di Foglizzo, per i carabinieri, sarebbe stato usato come pratico e sicuro «covo» dove potersi nascondere e preparare le rapine con tranquillità.