Vigevano
Maria Fiore / VIGEVANONon hanno mai ricevuto avvisi di garanzia, ma i loro nomi erano comparsi, già a partire dal 2023, nelle carte dell'inchiesta Hydra sulla criminalità organizzata in Lombardia. A tirare ancora in ballo Antonello Galiani, ex vicesindaco di Vigevano e coordinatore provinciale di Forza Italia, e Nicola Scardillo, assessore alla Polizia locale di Vigevano, è stata, lunedì sera, la trasmissione televisiva "Lo stato delle cose" di Massimo Giletti, con un servizio sui rapporti «pericolosi» tra politica e mafia. «Un attacco politico a un mese dalle elezioni - lo definisce Scardillo -. Il mio casellario giudiziale è pulito e sono pronto a denunciare». Galiani, anche lui non indagato, sbotta e parla di «macchina del fango».Le carte e le intercettazioniIl servizio televisivo, dal titolo "Vigevano nella morsa della 'ndrangheta", si è soffermato sui presunti rapporti tra i due politici e alcuni esponenti mafiosi coinvolti nell'indagine della Direzione distrettuale antimafia di Milano, indagine che ha già portato a 62 condanne e che vede ancora 45 imputati sotto processo (la procura aveva indagato 145 persone). Al centro del servizio, in particolare, sono finiti i presunti contatti con Demetrio Tripodi, imprenditore coinvolto nell'inchiesta e amministratore di fatto dell'impresa Dora Costruzioni, e con Filippo Crea, ritenuto dagli inquirenti figura di spicco della 'ndrangheta in Lombardia e condannato per associazione mafiosa a 14 anni. Tripodi, intercettato, parla di Galiani definendolo «amico» e «il nostro sindaco», mentre Scardillo viene tirato in ballo per alcune intercettazioni in cui Tripodi parla di una presunta fattura di 300mila euro (di cui però gli inquirenti non hanno trovato traccia) per lavori da fare a casa di Scardillo con il bonus del 110%.In altre intercettazioni Scardillo parla poi con Tripodi di presunti lavori al carcere di Vigevano, dove l'assessore è ausiliario amministrativo. «Non so nulla, non ho avuto contatti con lui», dice Scardillo nel servizio tv, mentre il sindaco Andrea Ceffa chiarisce di non conoscere il contenuto delle intercettazioni e si definisce «garantista». La replicaIeri Scardillo ha invece voluto chiarire alcuni passaggi, «mentre valuto - dice - le eventuali denunce con il mio avvocato». L'assessore fa notare che le intercettazioni risalgono a cinque anni fa. «Dopo tutto questo tempo vengo ancora tirato in ballo, a un mese dalle elezioni, nonostante non ci sia nulla a mio carico, né iscrizioni come indagato né pendenze - aggiunge -. Si tratta di un evidente attacco politico, ma ho la coscienza a posto».Scardillo dice di non voler entrare nel merito delle intercettazioni («Se vogliono sentirmi sono a disposizione») ma poi delinea il contesto in cui quei contatti sarebbero avvenuti: «Era l'anno in cui molti facevano fare lavori di ristrutturazione con il Superbonus - ricorda -. Così anche a Vigevano. C'era una ditta che si presentava per fare tutto chiavi in mano, ma non era affidabile, mi ha truffato e mi sono rivolto ad altri. Ho le fatture per dimostrarlo e comunque quei lavori li ho pagati io». E i lavori al carcere? «Stiamo parlando di due stanze da imbiancare, un lavoro da 2.600 euro di cui si occuparono i funzionari - dice -, io come ausiliario non avevo alcun potere, mi sono limitato a far vedere i locali». E Galiani, che era stato tirato in ballo anche da un pentito, parla di «solita macchina del fango. Non sono mai stato indagato, non ho mai avuto rapporti e soprattutto benefici illeciti da realtà che mi fanno schifo - aggiunge -. Non ho mai dato privilegi e nessuna scorciatoia a nessuno quando ho ricoperto ruoli istituzionali a tutti i livelli. Accostare il mio cognome a certi fatti è surreale: io sono responsabile delle mie azioni, non delle citazioni senza oggetto del mio cognome da parte di qualcuno. Vado avanti a testa alta». --