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Maria Fiore / COLLI VERDIPer il giudice Luigi Riganti è stato un omicidio e non un incidente: Liliana Barone, la donna di 48 anni accusata di avere ucciso lo zio Carlo Gatti, di 89 anni, a Colli Verdi, è stata condannata ieri a 12 anni di carcere con rito abbreviato. La donna, che si trova agli arresti domiciliari, doveva rispondere della morte dello zio, di cui si prendeva cura, trovato senza vita il 4 febbraio del 2023 in una pozza di sangue, ai piedi del letto, nella sua casa alla frazione Canavera.L'imputata, difesa dall'avvocata Laura Sforzini, si è sempre difesa parlando di un incidente domestico. Il pm aveva chiesto una condanna a 14 anni e 4 mesi.«Da un punto di vista probatorio e tecnico - dice l'avvocata difensore - ribadisco che a mio avviso non è mai stata raggiunta quella prova al di là di ogni ragionevole dubbio che potesse consentire di condannare la mia assistita per il reato contestato». La difesa valuterà l'appello una volta depositate le motivazioni della sentenza: il giudice ha chiesto 90 giorni. La vicenda Secondo la ricostruzione della Procura, l'anziano sarebbe stato colpito al capo dalla donna mentre era a letto, con un oggetto contundente che però non è mai stato ritrovato. La casa alla frazione Canavera si trova ancora sotto sequestro. Gatti, vedovo e da tempo in pensione dopo una vita di lavoro a Novate Milanese, aveva diverse patologie e viveva nell'abitazione con la nipote, che lo accudiva, e il figlio di lei, che però la notte prima dei fatti non aveva dormito a casa.L'anziano fu trovato senza vita al mattino, ma per gli inquirenti la morte era sopraggiunta diverse ore prima, durante la notte.Secondo la ricostruzione dell'accusa, l'anziano sarebbe stato colpito al capo e il colpo avrebbe provocato una fuoriuscita di sangue, che avrebbe intriso il cuscino e il letto. L'89enne sarebbe stato poi spostato sul pavimento e lasciato per terra agonizzante. Secondo questa ricostruzione, l'imputata avrebbe spostato anche il cuscino, ritrovato poi vicino alla porta, e avrebbe chiamato i soccorsi solo al mattino.L'autopsia aveva escluso colpi mortali al capo, ma riscontrato una frattura allo zigomo e alcuni ematomi ai polsi. Ai soccorritori, chiamati da alcuni familiari, la donna aveva lasciato intendere di avere avuto un ruolo nella morte del pensionato. La difesaLa difesa nel corso del processo ha contestato questa conclusione e ha chiesto l'assoluzione per omicidio volontario, ritenendo che al massimo si poteva contestare per l'imputata la morte in conseguenza di altro delitto, cioè l'omissione di soccorso.Barone nel suo primo interrogatorio, subito dopo i fatti, si era avvalsa della facoltà di non rispondere, mentre aveva dato la sua versione al magistrato in un momento successivo, qualche giorno dopo l'arresto, parlando di un incidente. Aveva spiegato che quella notte dormiva in un'altra stanza e di essersi accorta di quello che era successo solo al mattino, quando era andata nell'altra camera da letto e aveva trovato lo zio senza vita ai piedi del letto. La donna, secondo questa versione, aveva chiamato tardi i soccorsi perché quella notte era caduta in uno stato di stordimento a causa dell'assunzione di psicofarmaci e alcol. --