Senza Titolo

Quando le cose non vanno benissimo, qualcuno che consiglia di guardarsi attorno, censendo i guai altrui, non manca mai. Che dice infatti il proverbio? "Mal comune, mezzo gaudio..."... In effetti aprire le finestre, e allungare lo sguardo sul largo mondo, può essere di aiuto. Per dare agli inciamponi delle nostre vite, e perché no?, anche dei nostri territori, la giusta dimensione. Rapportandoli a quanto accade al di là del nostro ego, della soglia di casa, delle frontiere del Bel Paese.Prendiamo ad esempio un grosso ma a quanto pare inevitabile inciampo, che sta per caderci addosso in questa nostra provincia: la chiusura, tra la fine di luglio e un bel pezzo di agosto, per urgenti lavori di ristrutturazione, del ponte di Bressana. Grosso guaio, si diceva. Per i collegamenti ferroviari tra Genova e Milano e per chi dall'Oltrepò raggiunge in treno Pavia e Milano. E viceversa. Ma non è finita. Perché quel ponte chi lo ha progettato lo ha edificato, con risparmiosa genialità, per consentire il varco del Po anche al traffico su ruota. Tra i tanti ponti sul Po, collocati a monte dei sei pavesi (sette in provincia di Cuneo; ventisei di pertinenza torinese; uno, a Trino, nel Vercellese; cinque nell'Alessandrino) solo uno, il Ponte di Ferro di Valenza, abbina traffico ferroviario e stradale. Sul Ponte di Ferro treno e auto corrono affiancati. Qui da noi, invece, in quello che una volta era il Ponte del Cavallino e che, in seguito ai bombardamenti americani nel secondo conflitto mondiale, viene ricostruito, la strada corre sopra. Sotto passa il doppio binario di due linee ferroviarie: la Milano-Genova e la Pavia-Stradella.Non è un caso che il patrocinatore di questo ponte sia stato, negli anni immediatamente successivi all'unificazione nazionale, Agostino Depretis, nato a Bressana. E Depretis, prima di diventare nella seconda metà dell'Ottocento quello statista di prima grandezza che i manuali di storia ricordano (sei volte presidente de Consiglio, nonché antecedentemente ministro del tesoro, dei lavori pubblici, della marina, nei primi governi del Regno d'Italia), stava già coi piedi ben piantati su quel territorio. Anzi, su quelle terre. Partendo praticamente da poco o nulla era riuscito, prima ancora di darsi alla politica d'alto livello, a mettere assieme una proprietà, tra campi e cascine, di 250 ettari. Non poco visto che parliamo di proprietà sparse su terre tra le più fertili della val Padana. Anche se le sue proprietà erano un'inezia rispetto all'immenso latifondo della famiglia Gazzanica Arnaboldi (da qui il detto pavese, la "borsa d'Arnabold", per alludere a una ricchezza vertiginosa) di cui, peraltro, proprio Depretis diventa amministratore di fiducia.Storie vecchie ma che forse aiutano a capire come la storia e la politica, i risvolti economici e le biografie, si incrocino spesso nel plasmare i destini dei territori dove operiamo. Territori che col tempo mutano volto. Cambiano aspetto e, ovviamente, in molte delle infrastrutture, anche le più cruciali, che li servono, invecchiano. Succede solo da noi? Niente affatto. Chi segue i media tedeschi sa che nelle prossime settimane chiuderà al traffico una linea ferroviaria cruciale per la Germania: quella da 280 km che collega Berlino ad Amburgo e attraversa dunque il Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Una chiusura che durerà ben nove mesi, necessaria per affrontare una radicale ristrutturazione di infrastrutture che anche nella super-organizzata Germania sono in grave affanno. Non solo nelle linee ferroviariema anche su arterie stradali fondamentali ma malmesse, con ponti obsoleti e magagne che spesso non hanno nulla da invidiare alle nostre. Mali comuni, in questa nostra vecchia Europa? Evidentemente sì. Mentre, di gaudio, attorno a noi, se ne scorge poco. Davvero poco. --