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Parlava, intercettato, della «difficoltà» del sindaco di Genova Marco Bucci per «tutta questa pressione di questi cialtroni di Toti» e accusava di «corruzione» il governatore della Liguria. Venerdì, convocato dai pm come teste, Giorgio Carozzi, giornalista in pensione, tra i componenti del comitato di gestione del porto in rappresentanza dell'amministrazione comunale, avrebbe ripercorso quel «pressing» che portò all'ok alla proroga per 30 anni della concessione del Terminal Rinfuse al gruppo Spinelli. E sono un caso le parole a verbale sui «finanziamenti illeciti», poi corretti in «leciti» dalla difesa, di Roberto Spinelli. Tanto che il presidente dei senatori di Fratelli d'Italia, Lucio Malan, è intervenuto per chiedere, nel «rispetto per il lavoro dell'autorità giudiziaria», che «l'accertamento di fatti avvenga in modo accurato e corretto, evitando l'uscita, non si sa come, di parti di fascicoli che, peraltro, risultano non aderenti alla realtà delle dichiarazioni rese». Sollecitando «rigore, serietà e chiarezza». Carozzi all'ANSA spiega di aver «votato in scienza e coscienza» e che «nessuno mi ha fatto pressioni, se c'è qualcun altro che le ha fatte a qualcuno non era un problema mio». Chiarisce, però, di non poter riferire «nulla di quello che ho detto ai pm», sostenendo che «dagli atti emergono ricostruzioni approssimative». La testimonianza, tuttavia, avrebbe confermato l'ipotesi degli inquirenti sulle «pressioni degli Spinelli» per ottenere la proroga e di riflesso quelle a cascata di Toti, di Paolo Emilio Signorini, l'ex presidente dell'Autorità portuale ora in carcere, e del primo cittadino Bucci. --