Senza Titolo

Francesco Spini / MILANOL'ultima miccia è un «flusso dati su rete internazionale che ha generato un impatto anche in Italia», come in serata Tim spiega il maxi disservizio che ha tenuto in scacco le connessioni degli italiani. Non solo quelle di linea fissa, ma anche i cellulari visto che alla fine è la «fibra» che nutre pure ripetitori e antenne. L'ultimo inciampo della rete di Telecom Italia, l'ex monopolista del telefono incautamente privatizzato nel 1996, passerebbe infatti da una «errata connessione» con Sparkle, un'altra società controllata da Tim che gestisce, appunto, i cavi internazionali, che non a caso il governo considera strategici. Errata connessione, si diceva, tra Sparkle e il backbone di Telecom, la spina dorsale della grande rete del primo gruppo di telecomunicazioni in Italia che si ramifica fino ad arrivare alle case e ai cellulari degli italiani. Un incidente non da poco che ha tenuto impegnata Tim per tutta la giornata e ha visto i suoi partner pronti a correre ai ripari. Dazn, per esempio, per essere certa di far vedere ai propri abbonati il derby Inter-Milan era già pronta a trasmettere in chiaro il match su La7, che fornisce alla tv via streaming il noleggio del Multiplex per il back-up, in casi di emergenza, oltre che su Sky. Investimenti in caloUn grande caos che riaccende i riflettori sull'infrastruttura di Tim. La qualità di una rete e dei suoi servizi da sempre è stabilita anche dagli investimenti che vi sono dedicati. Il bilancio del 2021 di Tim ne segnalava per 4,6 miliardi. Dieci anni prima erano pari a 6, quasi un quarto in meno. Ancora nel 2016 la società - segnalava l'area studi di Mediobanca - batteva concorrenti internazionali come Deutsche Telekom o Telenor per impegni rispetto al fatturato. Poi, negli ultimi anni, il declino. Non solo di Telecom, ma di tutto il settore. Basta guardare i fatturati. A livello di comparto la dinamica complessiva dei ricavi, censita dall'associazione di settore Asstel, è scesa dai 41 miliardi del 2010 ai 27,9 del 2021. Vuol dire il 33,41% in meno. Il problema è che quello italiano è un mercato ricco di operatori, cinque, (contro i 3 di tutti gli Usa) che si sono dati sportellate a furia di abbattere i prezzi per strapparsi i clienti.La guerra dei prezziIn dieci anni in media in Europa i listini sono calati del 16%, in Francia del 24,7%, in Italia del 33,3%. L'Arpu, ovvero i ricavi per utente, è sceso in 15 anni da 17-20 euro a circa 7. Una società come Tim, nel frattempo, viaggia con una zavorra mica male, un debito - frutto delle scalate del passato - che al lordo cuba qualcosa come 30 miliardi. Vi aspettavate più investimenti? In tutto il settore denaro si è fatta risorsa scarsa, gli investimenti languono, in dieci anni sono passati da 6,1 a 7,2 miliardi. Nel frattempo però ci sono state spese obbligate fissi come l'acquisto delle frequenze per il 5G che hanno dissanguato il settore.Tra rame e DaznLa qualità della rete è peggiorata? Di certo, fanno notare gli esperti contattati da questo giornale, il fatto che il piano economico di Tim si stesse depauperando ha fatto sì che quelli che erano i grandissimi investimenti nella manutenzione della rete in rame calassero nel tempo in modo sensibile, aumentando i rischi di disservizi. Ma il rame è ormai una tecnologia in via di estinzione (il governo sta infatti studiando incentivi per Tim in cambio dello spegnimento del vecchio doppino), visto che anche nell'utilizzo per la connessione della banda ultra-larga (nel tratto che va dagli armadietti stradali alle case, la cosiddetta tecnologia Fttc) viene progressivamente sostituito dalla fibra ottica. Per anni la polemica è stata la diffusione della fibra ottica (nel 2016 l'indice europeo Desi ci vedeva al 28° posto per la digitalizzazione, ora, almeno per connettività siamo sesti) oggi la sua efficienza per restare connessi. L'intoppo è sempre dietro l'angolo. Ricordiamo l'affare di Stato che fu il debutto di Dazn, risolto - in buona parte - ampliando una rete suppletiva di «content delivery networks» che servono a distribuire il segnale in diretta.Una vittima comunemente individuata dal calo degli investimenti è pure il 5G. Non tanto nella sua copertura, spesso ottenuta attraverso il «dynamic spectrum sharing» che permette di condividere le frequenze del 4G col 5G. In compenso restano al palo applicazioni e piattaforme tecnologiche per abilitare quel salto tecnologico che ci avevano promesso con il 5G, tra smart city e Internet delle cose. E di cui c'è (ancora) poca traccia.Le trattative per la venditaAnche per questo occorre liberare risorse per poter velocizzare gli investimenti. Non per nulla da tempo si studia di separare e vendere la rete di Tim. A chi? Di recente si è fatto avanti un fondo americano, Kkr, che da azionista rilevante di una fetta della rete Tim (ha il 35,7% di FiberCop, l'ultimo miglio che arriva nelle nostre case) s'è accorto che gli investimenti stavano rallentando e il suo guadagno (ha un 9% garantito) non era più così allettante con i tassi in rialzo. E ora offre 20 miliardi per tutto il "cucuzzaro". Che figura farebbe però il governo dei patrioti a vendere doppini, fibre e routers agli americani? E allora ecco che arriva il nostro 7° Cavalleggeri, la Cassa depositi e prestiti, già azionista di maggioranza di Open Fiber, scendere in pista. Aspetta un cenno proprio dall'esecutivo, nel frattempo lavora per una sua offerta con due fondi, perché lo sforzo finanziario è notevole. Uno è Macquarie, l'altro però non sarà Gip, altro fondo Usa che il governo ritiene non adatto per l'operazione. Come funzionerà la rete di Stato? Tocca citare Manzoni: ai posteri l'ardua sentenza. --© RIPRODUZIONE RISERVATA