Ferrari, per Binotto i titoli di coda si dimette da "team principal"

Stefano ManciniSono le ultime ore di Mattia Binotto a Maranello. Il team principal della Ferrari sta trattando il divorzio che dovrebbe essere annunciato in giornata. La Scuderia non commenta le indiscrezioni, come invece aveva fatto una decina di giorni fa negando ciò che ora si sta avverando, ma le reazioni sono imbarazzate.Binotto non percepisce più la fiducia del presidente John Elkann e ha quindi deciso di presentare le dimissione. Sul suo futuro pesa la stagione conclusa domenica scorsa con i secondi posti di Charles Leclerc dietro a Max Verstappen e della Ferrari alle spalle della Red Bull. Ma il campionato era cominciato con altre aspirazioni. Le prime due vittorie e le prestazioni mostrate fin dai test invernali avevano illuso che dopo 14 anni le Rosse potessero tornare al successo. La primavera ha riportato con i piedi per terra. Gli errori più evidenti sono stati quelli di strategia, cominciati in maggio a Montecarlo, dove Charles Leclerc ha mancato una vittoria facile, e sono finiti in Brasile ancora con Leclerc mandato in pista con gomme intermedie sull'asfalto asciutto. Hanno poi pesato le politiche di sviluppo: passi la Red Bull , che ha sforato il tetto obbligatorio di spesa ed è stata sanzionata, ma anche la Mercedes è riuscita a rendere competitiva una macchina sbagliata fino a farci una doppietta alla penultima gara, mentre la Ferrari continuava a perdere terreno. Binotto sostiene di avere dirottato le risorse 2022 sul progetto 2023. Se è vero, ne beneficerà il suo successore. Se invece l'hanno fatto anche gli altri, servirà altro tempo per recuperare il terreno perduto.Terzo fattore critico: la gestione dei piloti. Binotto ha privilegiato il bene della squadra con la sensibilità del buon padre di famiglia . È lo stesso principio adottato - mentendo - dai suoi predecessori, che poi favorivano il migliore. Carlos Sainz un paio di volte ha avuto una strategia migliore in gara, tanto è bastato per guastare i rapporti tra team principal e Leclerc. Il pilota monegasco vedrebbe con favore l'arrivo di Frederic Vasseur, ora a capo della Sauber Alfa Romeo, in cui debuttò nel 2018. Vasseur resta candidato alla successione di Binotto, anche se il suo nome ha destato qualche perplessità nell'ambiente (si tratta pur sempre del numero uno di una squadra di bassa classifica). Un'ipotesi alternativa è l'incarico ad interim all'amministratore delegato della Ferrari, Benedetto Vigna, e la nomina di un direttore tecnico, figura cancellata da Binotto. Proprio Vigna in un'intervista a Cnbc realizzata mercoledì e ripresa ieri, ha citato il motto di Enzo Ferrari: «Il secondo classificato è il primo dei perdenti». Sembra decaduta l'ipotesi Andrea Seidl, oggi a capo della McLaren, mentre appare suggestiva l'ipotesi di un ritorno di Ross Brawn, dt ai tempi di Schumacher e adesso parcheggiato come direttore della F1.Chi assumerà la carica sarà il quinto team principal degli ultimi nove anni, che hanno visto avvicendarsi Stefano Domenicali, Marco Mattiacci, Maurizio Arrivabene. Binotto esce di scena dopo 28 anni in rosso: assunto come stagista nel 1995, è via via diventato ingegnere motorista, responsabile dei motori, direttore tecnico voluto da Marchionne e infine team principal a partire dalla stagione 2019. Sconta due campionati difficili, 2020 e 2021, in cui la Ferrari, penalizzata dalla Federazione, ha corso di fatto con un motore depotenziato. Il 2022 era l'occasione del riscatto. Adesso le aspettative scivolano in avanti di un altro anno. Il nuovo team principal troverà una vettura le cui caratteristiche tecniche fondamentali sono già definite. Ma è sul rendimento della squadra che dovrà lavorare. --© RIPRODUZIONE RISERVATA