La commozione dei leghisti pavesi Centinaio: «Ci sentiamo orfani»

le reazioniLuca Simeone / pAVIA«Siamo tutti un po' orfani», dice il senatore Gian Marco Centinaio. Nella giornata di ieri si sono susseguiti i messaggi di cordoglio e i ricordi della politica pavese dopo la notizia della morte di Roberto Maroni. «È uno dei personaggi che hanno fatto la storia della Lega e se sono nel partito dal 1990 lo devo anche a lui, oltre che a Bossi, Calderoli e altri», spiega Centinaio, che spiega come ci sia un altro motivo, ancora più personale, che lo lega a Maroni: «Per me è stata una perdita importante perché lui era segretario federale quando la Lega decise di investire su di me, giovane vicesindaco di una città di provincia, mandandolo in Senato e poi facendolo diventare capogruppo. Il dispiacere è umano e politico». Un ricordo particolare: «Da segretario federale la prima città dove andò fu Pavia: una serata al Politeama, stracolmo di gente. Con lui presidente della Regione abbiamo sempre portato a casa risultati per la città. Ricordo poi quando si fermava a raccontarci aneddoti, sconosciuti ai più, di quando con Bossi battevano il Nord e la Lombardia, agli albori della Lega». Il sindaco di Pavia, Fabrizio Fracassi, dice che «di Bobo ho parecchi ricordi, visto che sono da 33 anni all'interno della Lega. Ci sono stati tanti momenti che abbiamo condiviso, quando ero segretario provinciale organizzavo anche le feste della Lega e lui è sempre stato uno di quelli che, invitato, veniva molto volentieri». Un ricordo particolare è legato a un 25 aprile, quello del 1995: «A Milano nel corteo per la Liberazione io ero nelle prime file del gruppo della Lega, c'era anche Bossi lì davanti. Erano i giorni in cui c'erano state discussioni con il governo e io l'avevo notato tra la folla, nel servizio d'ordine. Sono andato a chiamarlo per dirgli di venire con noi e riuscii a portarlo nel nostro corteo. Poi ci siamo ritrovati in altre occasioni, tra cui alcune inaugurazioni quando era presidente della Regione. Era una gran bella persona e quando era diventato anche segretario della Lega ci sono state tante occasioni per scambi di opinioni». «Non condividevamo la stessa squadra di calcio - scherza il sindaco - ma da studenti entrambi avevamo indossato l'eskimo, e io ce l'ho ancora. La sua scomparsa è una grave perdita. Ero molto preoccupato quando ho saputo che non aveva accettato la candidatura per le comunali di Varese, aveva già quel problema di salute che l'ha purtroppo portato alla fine».Secondo l'europarlamentare Angelo Ciocca, Maroni è stato «è stato sicuramente il miglior ministro degli Interni del nostro Paese, un ottimo governatore della Lombardia, un ottimo segretario federale della Lega». In generale «un uomo e un politico eccezionale, concreto, sempre capace di ascoltare e agire. Il suo "fare" ci mancherà». Aggiunge Ciocca: «Nei momenti più difficili Maroni ha rappresentato un sicuro punto di riferimento per la Lega, per l'Italia e per la Lombardia. Una persona speciale, come gli riconoscono in tanti al di là delle idee politiche. La sua scomparsa arriva inaspettata e ingiusta, e lascia un vuoto profondo nella scena politica del nostro Paese». «Bobo, persona squisita sempre pronto ad ascoltare consigli e a dare una mano». Lo ricorda così il bronese Cesare Ercole che da capogruppo in Senato prima e da dirigente sanitario dopo collaborò spesso con Maroni: «Ricordo che quando ero in Senato e lui era ministro si impegnò a fondo per far arrivare contributi al comparto calzaturiero di Vigevano che aveva imboccato la strada della crisi. Da governatore lombardo, poi, Maroni scese in campo sulla questione della bonifica dell'amianto dall'ex Fibronit. Insomma sempre disponibile e cordiale. Non si può dimenticare».Il sindaco di Vigevano, Andrea Ceffa, ha affidato al Facebook il suo omaggio: «Caro Roberto Maroni, sei stato e sarai sempre una splendida persona, oltre che un amministratore pubblico serio, competente e capace. Avresti potuto dare ancora tantissimo sia alla nostra amata Lega, alla Lombardia ed all'intero Paese. Conservo ancora un tuo messaggio quando a marzo del 2020 ero a casa malato per il Covid: "Un abbraccio forte, virtuale ma forte". Lo conserverò gelosamente, e oggi anche io, nonostante tu non ci sia più ti abbraccio, virtualmente, ma forte». --