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MortaraIl riso della Lomellina e del Pavese protagonista al secondo Congresso europeo del riso, che si è tenuto a Milano, al 39esimo piano di Palazzo Lombardia. I produttori lombardi, affiancati dai colleghi francesi e portoghesi, hanno ricevuto una confortante notizia dall'assessore regionale all'Agricoltura, Fabio Rolfi, affiancato da Paolo Carrà presidente dell'Ente nazionale risi. «Nel nuovo Piano di sviluppo rurale - ha spiegato l'assessore Rolfi - per i prossimi cinque anni ci saranno misure specifiche a favore del riso per supportare la redditività degli agricoltori e promuovere gli investimenti. Dobbiamo anche interrogarci su come coltivare il riso in un'epoca di profondi cambiamenti climatici. Il riso ha plasmato la storia, l'identità e la bellezza di biodiversità di interi territori, in particolare penso alla Lomellina, leader con il Pavese in Europa: è una coltura da promuovere perché ancora oggi genera ricchezza diffusa sul territorio e va difesa dalla concorrenza sleale, in particolare dal Sud est asiatico». Al suo fianco, Carrà ha ribadito che «Lombardia e Piemonte detengono il 92% della produzione europea: in particolare, con la collaborazione dei due assessorati regionali all'Agricoltura siamo riusciti a creare un momento politico importante per una produzione leader in Europa che deve essere ancor più considerata». Il confrontoGli aspetti tecnici sono stati illustrati da Marco Romani, dirigente del dipartimento di Agronomia e Protezione delle colture del Centro ricerche sul riso di Castello d'Agogna, che ha iniziato dalle pratiche agronomiche e dalle tecniche di coltivazione privilegiate per un uso sostenibile dell'acqua e per la mitigazione delle emissioni di gas serra. «Partiamo dalla premessa - ha spiegato - che la risicoltura non spreca acqua perché il sistema complesso delle risaie permette di trattenere provvisoriamente l'acqua proveniente dalle Alpi e restituirla successivamente ai fiumi, completando il suo ciclo naturale. Tra le tecniche di coltivazione c'è la sommersione invernale, che consiste nell'allagamento dei terreni alla fine della stagione colturale, dall'autunno-inverno all'inizio della primavera successiva. Ciò consente di ricaricare il livello della falda freatica in una stagione in cui l'acqua è abbondante poiché non necessaria ad altre colture, come mais o soia. Un altro effetto positivo della sommersione invernale si riscontra sulla degradazione dei residui colturali che, da un lato, rilascia nel terreno preziosi nutrienti per la coltura e, dall'altro, riduce le emissioni di metano nell'atmosfera». Anche l'alternanza di sommersioni e asciutte nella risaia si è dimostrata una strategia vincente per mitigare le emissioni di gas serra, visto che contribuisce a una rapida degradazione delle paglie. Inoltre, queste pratiche consentono una migliore tutela della biodiversità animale e vegetale, tema di cui ha parlato François Clement, direttore e responsabile tecnico del Centre français du riz (Centro francese del riso). Da parte sua, Pedro Monteiro, vice presidente della portoghese Casa do arroz (Casa del riso), ha messo in luce l'unicità del patrimonio delle varietà Japonica portoghese, in particolare del riso Carolino. In apertura del congresso è stato presentato il progetto triennale "Riso sostenibile Ue-Non pensarci due volte", finanziato dall'Unione Europea. L'obiettivo ultimo di questo progetto è diffondere la conoscenza sulla produzione risicola e sugli utilizzi in cucina del riso "made in Europe" e rafforzare la consapevolezza del valore della risicoltura in termini di sostenibilità e tutela delle risorse naturali. --Umberto De Agostino