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la storiaStefano ManciniINVIATO AD ABU DHABIIn 13 edizioni del Gran premio di Abu Dhabi la Ferrari non ha vinto mai. Ci sarebbe da fare gli scongiuri se non esistessero questioni ingegneristiche più importanti di un numero portasfortuna. Leclerc e Sainz non riescono più a vincere e nemmeno ad andarci vicino come a inizio stagione, quando i successi arrivavano o sembravano quasi sempre a portata di mano. L'ultimo champagne sul gradino più alto del podio lo ha stappato Leclerc nel Gp d'Austria, alla metà esatta del campionato. Domani c'è l'ultima occasione per chiudere la stagione in bellezza, ottenere il secondo posto di Leclerc tra i piloti e del team tra i costruttori e spezzare l'incantesimo del deserto. Alonso con la Ferrari ci è andato vicino nel 2011 e 2012, Vettel nel 2018, ma gli episodi che bruciano sono altri. La prima edizione si tiene nel 2009. Subito si rivela una gara di grande fascino, cominciata al tramonto e conclusa con l'illuminazione artificiale che rischiara un pezzo di deserto trasformato in una scintillante località balneare. Lo spettacolo è suggestivo per il pubblico e noioso per i piloti. «Qui non si sorpassa», si lamentano. Avendo un deserto a disposizione forse si poteva progettare di meglio. Per la Ferrari è l'epilogo di una stagione disastrosa, che si conclude con le due macchine fuori dal Q3 in qualifica. Risultato finale, il successo di Vettel con la Red Bull, il 12° posto di Raikkonen e il 16° di Fisichella. Il pilota romano quel giorno conclude la sua breve esperienza in Rosso e lascia la Formula 1. La Ferrari, che aveva conquistato il titolo dei costruttori nel 2008, comincia un periodo di digiuno che continua ancora oggi. È il 2010 l'anno maledetto: il Mondiale è a un passo, ad Alonso basterebbe un quinto posto, ma un errore di strategia compromette la gara. Fernando è 7° al traguardo e il titolo va a Vettel, il più giovane campione nella storia della Formula 1, che di lì al 2014 vincerà un'altra volta negli Emirati e poi si trasferirà a Maranello. Sono gli anni della super Mercedes: Hamilton centra cinque successi (uno in McLaren), Rosberg e Bottas uno a testa, mentre il Cavallino raggranella qualche podio. Le due ultime vittorie lanciano Verstappen. Quella del 2020 (Leclerc 13°, Vettel 14°) è un preludio del 2021 (Sainz 3°, Leclerc 10°), la gara folle terminata con il sorpasso su Hamilton e proteste infinite. Nell'albo d'oro di Abu Dhabi ci sono soltanto campioni del mondo, con la sola eccezione di Bottas. L'anno scorso il circuito è stato modificato per renderlo più veloce, migliorare il ritmo sul giro e agevolare i sorpassi. Sul tracciato originale probabilmente Hamilton avrebbe difeso il primo posto del 2021, mentre su quello attuale Alonso avrebbe forse sorpassato Petrov e vinto il Mondiale del 2010. Ipotesi da bar sport. La realtà ripropone la Red Bull di Verstappen in testa nelle prove libere davanti alla Mercedes di Russell, fresco vincitore del Gran premio del Brasile. Leclerc è terzo davanti a Hamilton, Perez e Sainz. La Ferrari ha un secondo posto da portare a casa e un fastidioso incantesimo da spezzare. --© RIPRODUZIONE RISERVATA