Giussago non dimentica Antonio Oberto Il pittore dei pavesi tra affreschi e paesaggi

Fabrizio GuerriniGià in un suo selfie d'altri tempi (un autoritratto, olio su tela) si capisce, dagli occhi e dal volto guascone e "zazzeruto" (come lo definiva un suo estimatore) come interpretasse la pittura Antonio Oberto: senza troppi fronzoli concettuali, dritto allo scopo. Quello di dipingere quadri belli per la laboriosa e agiata middle class pavese dei suo tempi, in grado di coccolare l'occhio con quello che ti aspetti da una veduta del Ticino, un panorama di Pavia, un vaso di fiori, un ritratto in posa. E Giussago ricorderà domenica i 150 anni della nascita. Dal paesello ai premiOberto nasce, infatti, nel 1872 a Baselica Bologna, frazione di Giussago. Suo padre , Giovan Battista, è pittore. Sua mamma, Cecilia Ciccolini, è una maestra. Una famiglia colta della classe media che vive in un contesto rurale: interessante saperne di più, anche grazie alle scoperte legate agli studi e ricerche d'archivio di Luigi Lanterna (che saranno presentate domenica alle 17 all'Urban Center di Giussago). Oberto è portato alla pittura, influenzato dalla vocazione paterna. Non viene ostacolato: va a bottega da Achille Savoja uno dei nomi forti della scuola pavese di pittura. Diventa, subito dopo, allievo di Pietro Michis nella mitica (per le "tavolozze" locali) Civica scuola di pittura di Pavia. Michis è intriso di una robusta formazione romantica, per tonalità e contenuti (i critici d'allora affiancavano il suo nome a quello di Tranquillo Cremona). Oberto si forma con questi punti di riferimento e vi resta fedele per convinzione oltre che per accademia. Piace al collezionismo pavese. E vince premi: si aggiudica per due volte nel 1889 e il 1893 il premioCairoli. Va alla Triennale di Brera. Partecipa a una grande mostra nazionale alla Permanente di Milano nel 1901. La sua pittura "espansiva", solarE, senza declinazioni drammatiche o concettuali, trova consensi e committenze. Lui, Oberto, non ha esitazioni quando lavora sulla tela o, quando, agisce "a fresco" su pareti da decorare. Non si fa remore, lui è un professionista della pittura che sa essere splendido artigiano. E così trova incarichi di rilevo come sono quelli che lo portano a decorare il salone conferenze della Camera di Commercio (sue le lunette post-post rinascimentali), l'edificio delle poste , il cimitero (dove decora le più importanti cappelle gentilizie dei primi anni del secolo breve), il collegio Ghislieri. La sua onesta pittura evoca i miti classici illudendo d'antico: Antonio Oberto si afferma nei primi decenni del Novecento per queste sue qualità di "freschista", bravissimo nelle figure e anche nei fregi attorno. Ma lui resta pittore. Lo si intuisce benissimo guardando l'opera "Nel Ticino a Santa Sofia" del 1932. Una cartolina dipinta direttamente dal "Canal", vivace come una foto scattata con la luce giusta. Ma era pittura, la sana pittura del maestro senza indugi. --