Forza Italia alza la voce sui rave scontro con FdI: «Non cambierà»

il caso/2Francesco Grignetti /romaIl decreto anti-rave è arrivato al Senato, eppure la situazione delle commissioni è talmente indietro che se ne parlerà non prima di due settimane. Nel frattempo non calano d'intensità le polemiche. Molti pensano che il decreto sarà ritoccato dal Parlamento, viste le interviste di esponenti di Forza Italia. Errore. Proprio perché la componente più liberale della maggioranza sta alzando la voce, c'è da registrare un irrigidimento di Fratelli d'Italia e della Lega, le due componenti di destra-destra che a questo punto, al di là della disponibilità di facciata, non vogliono toccare nemmeno una virgola. L'irritazione di Meloni e Salvini non è ancora venuta pienamente allo scoperto. Al di là di ogni possibile tecnicismo, la questione è diventata di principio: il partito della premier, e di conserva i leghisti, non vogliono dare l'idea di retrocedere, meno che mai sotto l'incalzare dell'opposizione o di un partner junior. Di nuovo, ieri, Giorgio Mulé, FI, si è distinto per essere una delle voci più critiche dentro il destra-centro: «Se non dovesse arrivare un emendamento direttamente dal governo, lo farà Forza Italia», annuncia. Tanta foga però non è condivisa pienamente da tutti i suoi. C'è la famosa corrente governista vicina a Tajani che sta tentennando. «L'anarchia non può regnare in un paese democratico. È un bene che tra i primi provvedimenti ci sia la norma anti-rave. Come sottolineato dal ministro Carlo Nordio, non lede alcuna libertà di espressione e di manifestazione», afferma Deborah Bergamini. O Maurizio Gasparri: «Il decreto sui rave party è giusto. Bisognava affrontare l'emergenza. Poi si può discutere sull'entità della pena massima, se non va bene sei anni si può mettere cinque, o su una migliore definizione della condotta che si vuole sanzionare». Per capire il clima nella coalizione, basta leggere con attenzione, allora, le parole del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, uno dei più vicini a Giorgia Meloni. «Sulla norma che proibisce l'organizzazione dei rave non si torna indietro», ha scandito ad Agorà sui Rai Tre. Il ritornello del governo è che se servirà qualche affinamento del testo, se ne parlerà in Parlamento. E si aggiunge: poche storie sulla presunta incostituzionalità del decreto, visto che ha superato un primo vaglio del Quirinale. Ciriani va anche oltre: «Vogliamo sancire che con questo governo l'illegalità non è più consentita. La scelta è stata fatta». Gli fa eco il sottosegretario all'Interno Wanda Ferro, FdI: «E comunque, coloro che ci accusano di voler introdurre misure liberticide sono gli stessi che hanno inventato il Green pass e chiuso per mesi gli italiani a casa». Sempre più è chiaro che il primo atto del governo Meloni ha ormai acquistato valenza politica e simbolica, e che è impossibile quel che sperano le opposizioni, ovvero di una frattura tale in maggioranza da costringerli a riscrivere il testo. Il Pd ribadisce la linea della cancellazione del provvedimento ed è probabile che il primo atto sarà un emendamento soppressivo della norma. Ciriani concede poco: «Se all'opposizione condividono che questi raduni debbano essere proibiti, e se c'è questa volontà, in Parlamento si troverà un'intesa, altrimenti tutta la polemica diventa strumentale».I sindacati confederali intanto hanno chiesto udienza al ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, per mettere in chiaro che mai il nuovo reato si possa e si debba utilizzare contro operai o studenti che occupano fabbriche, scuole o università. --© RIPRODUZIONE RISERVATA