Senza Titolo

Francesca Schianchi / Roma«Fin da ora annunciamo che siamo pronti, vogliamo procedere nel minor tempo possibile». Lo aveva detto a metà mattina, Giorgia Meloni, dal podio del Quirinale, quel plurale di cortesia a coinvolgere la selva di uomini incravattati alle sue spalle che in realtà è un plurale maiestatis: sono pronta, eccomi qua. Una manciata di ore dopo, stesso abito ma scarpe e acconciatura diverse, soprattutto stesso cipiglio determinato, scandisce davanti alle telecamere la lista dei ministri, l'elenco di nuove denominazioni dei dicasteri che tirano in ballo sovranità e made in Italy, e pazienza se fa un pasticcio e inverte le deleghe di due ministri: pochi minuti per consacrarla prima presidente del consiglio donna d'Italia.Nasce così il governo Meloni, ventisette giorni e un certo numero di insidie dopo il voto, la defezione di Forza Italia sull'elezione del presidente del Senato, le accuse di essere «supponente» e «arrogante» nei bigliettini zoommati di Berlusconi, fino al clou degli audio su Putin e Zelensky: tutto dimenticato ieri mattina, nel cortile del Quirinale, battute e sorrisi della folta delegazione, dodici persone in tutto a sedersi dall'altro capo del tavolo del presidente della Repubblica. Le consultazioni più brevi della storia: undici minuti, dodici forse, il tempo, riassume Meloni davanti a giornalisti, di dare «un'indicazione unanime da parte del centrodestra della sottoscritta come persona indicata a formare il nuovo governo». Lei, impeccabile in tailleur pantalone blu Armani e capelli raccolti a coda, parla al microfono, come concordato alla vigilia; alla sua destra Berlusconi, alla sua sinistra Salvini, alle spalle i capigruppo, tutti uomini a parte lei e l'alleata-nemica Licia Ronzulli, che posta una foto sui social loro due insieme, come a dire: i problemi sono acqua passata. Berlusconi con sorriso stereotipato, non reagisce alle domande dei giornalisti: solo lei doveva parlare e solo lei parlerà, sospiro di sollievo della quasi premier, anche se il successivo controllo al Var del brevissimo video svelerà un'occhiata d'intesa maliziosa tra Salvini e Berlusconi quando lei parla dell'incarico per sé.Non è nemmeno ora di pranzo, quando sa, capisce, che ormai il cammino è in discesa: può permettersi di tornare alla Camera, mangiare al ristorante interno con Lollobrigida e Ciriani - ancora capigruppo per poco, qualche ora dopo saranno ministri - protetti laggiù nella saletta più riparata, poi salire al sesto piano, nelle stanze del gruppo, dedicarsi a telefonate e attesa. «È andata molto bene, le idee sono abbastanza chiare», assicura. È in quelle ore, mentre mette a punto la lista dei ministri, che si sente con Berlusconi: rispunta il nome di Paolo Zangrillo, viene inserito nell'elenco, ma c'è «un errore di trascrizione», diranno poi dall'ufficio stampa - è il Cavaliere che ha cambiato idea, sostengono da Fratelli d'Italia - insomma leggerà le deleghe invertite tra lui e Pichetto Fratin: alla fine la casella giusta sarà la Pubblica amministrazione per Zangrillo, l'Ambiente e la sicurezza energetica per Pichetto Fratin. Non deve aspettare molto, la sua fretta di governare è la stessa del Quirinale di dare un governo al Paese. Alle 16.30 una nuova convocazione al Colle, stavolta tutta per lei: è l'incarico che sognava, «è come un cerchio che si chiude», dirà in serata, rientrando alla Camera e vedendo la fotografia di Paolo Borsellino, esposta nell'ambito di una mostra sulle stragi di mafia, «ho iniziato a fare politica il giorno dopo la strage di via D'Amelio». Potrebbe accettarlo con riserva, l'incarico di formare il governo, oppure no, come altri quattro prima di lei hanno fatto: sceglie la seconda strada, niente consultazioni, niente incontri né con l'opposizione né con le parti sociali, si capisce quando l'incontro con il capo dello Stato si protrae che la squadra sarà presentata seduta stante. E così è: 24 ministri più il sottosegretario alla presidenza del consiglio, per tre quarti uomini, Forza Italia e Lega bracci destro e sinistro, Antonio Tajani titolare degli Esteri e vicepremier, dopo essere stato in bilico nei giorni scorsi; Matteo Salvini a capo delle Infrastrutture e vicepremier pure lui. Giuramento stamattina alle 10, cerimonia della campanella e primo Consiglio dei ministri spostati a domani. Martedì e mercoledì probabili fiducie alla Camera e al Senato.«Daje Giorgia», le urla qualche passante mentre in serata entra in Senato per incontrare il presidente Ignazio La Russa, dopo un faccia a faccia con l'omologo della Camera, Lorenzo Fontana. «A mia figlia oggi ho dato un "in bocca al lupo" e un "ti voglio bene"», racconta da casa, dalla Garbatella dove Meloni è cresciuta, la mamma Anna Paratore, «mi godo questo giorno», ma «cerco di non intralciarla troppo con le emozioni», riservate alla serata, quando scappa dal centro per ripararsi a casa con la figlia Ginevra. Prima, una telefonata con il premier uscente Mario Draghi, un tweet per assicurare di «rispondere alle urgenze della nazione e dei cittadini». Nello studio di La Russa la tensione un po' si scioglie. «Adesso tutti concentrati, non possiamo sbagliare» : lo sa bene, il cerchio si sarà anche chiuso, ma la strada è ancora tutta da percorrere. --© RIPRODUZIONE RISERVATA