Senza Titolo

Maria Fiore / CANNETO PAVESETrentotto indagati nell'inchiesta per frode sulla cantina di Canneto Pavese. Il sostituto procuratore Paolo Mazza ha chiuso le indagini, a distanza di due anni dagli arresti che avevano decapitato i vertici della società. Vertici che, secondo l'accusa, con la complicità di enologi, produttori e mediatori di vini e prodotti vitivinicoli avrebbero fatto entrare in cantina uve di tipologie diverse da quelle dichiarate nelle bolle, per poi vendere il vino come Doc, Igt e Bio, più richiesti dal mercato. Nella presunta frode sarebbero stati utilizzati ingenti quantitativi di sostanze vietate dalle norme, quali zucchero invertito e anidride carbonica, o vincolate a specifici parametri di utilizzo, come per esempio il mosto concentrato rettificato. Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, di associazione per delinquere, frode in commercio e contraffazione di etichette sull'indicazione geografica dei prodotti. A questo punto la procura di Pavia si prepara a chiedere il processo. Le difese degli indagati, dal loro canto, hanno la possibilità di inviare memorie difensive o chiedere di essere interrogati. l'associazione per delinquereL'indagine era partita in occasione della vendemmia del 2018, in seguito a un'ispezione dell'Icqrf (l'Ispettorato centrale tutela qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari). Dagli accertamenti dei carabinieri della compagnia di Stradella e i finanzieri di Voghera, che hanno lavorato insieme al Gruppo carabinieri forestale di Pavia e dell'Ispettorato repressione frodi, sarebbe emerso un profitto illecito a favore della cantina, ottenuto attraverso le condotte di alcuni indagati in particolare. L'accusa di associazione per delinquere finalizzata alla frode in commercio e alla contraffazione di indicazioni geografiche o denominazione di prodotti agroalimentari riguarda Alberto Carini, 49 anni (avvocato Stefano Bruno), residente a Castelverde in provincia di Cremona e all'epoca presidente e consigliere delegato del consiglio di amministrazione della cantina, Claudio Rampini, 66 anni (avvocato Marco Casali), residente a Santa Maria della Versa, finito nell'inchiesta in qualità di mediatore di vini, e Carla Colombi, 68 anni (avvocato Massimiliano Focacci), di Montescano, responsabile amministrativa e componente del vecchio consiglio di amministrazione. gli enologi e i conferitori Indagati per questa contestazione anche gli enologi Aldo Venco, di Casteggio, e Massimo Caprioli, di Stradella, oltre ai soci conferitori Cesare Forlino e Davide Orlandi. Oltre a Rampini è stato coinvolto anche un altro mediatore di prodotti vitivinicoli, Stefano Ferrari, di Corvino San Quirico. Per la procura la contraffazione di vino sarebbe stata possibile però con la complicità dei conferitori di uve. il meccanismoA gennaio del 2020 gli investigatori trovarono in cantina un ammanco di vino di oltre un milione e 600mila litri: il prodotto, cioè, esisteva solo sulla carta e non nelle cisterne. Questa differenza, per l'accusa, aveva lo scopo di aprire uno spazio di manovra per produrre vino "farlocco" e venderlo come Doc, Igt e Bio. I produttori, in sostanza, rilasciavano alla cantina documenti che attestavano la consegna delle uve ma in realtà nei magazzini non entrava neppure un grappolo. In seguito all'inchiesta la società rinnovò i suoi vertici e avviò la ripresa con un piano di risanamento dai debiti. Ad aprile di quest'anno è stato notificato alla cantina un sequestro preventivo per 740mila euro, tra beni, conti correnti e partecipazioni societarie. --