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Fabrizio Merli / paviaDopo aver seguito da fuori, e in silenzio, la campagna elettorale, l'europarlamentare leghista Angelo Ciocca ricompare, tramite social network, nel giorno in cui il segretario federale, Matteo Salvini, è - politicamente - alla sbarra con l'accusa di avere portato il Carroccio all'8,7 per cento. Scrive che è «una vergogna» che il senatur, Umberto Bossi, rischi di rimanere fuori dal parlamento dopo 35 anni e spolvera la Lega delle origini, quella che al posto del nome di Salvini aveva un'indicazione precisa: Nord. il vento del nord Il casus belli, dunque, la scintilla che fa divampare l'indignazione di mister 90mila preferenze, è la possibile esclusione di Umberto Bossi dal Parlamento, causa disfatta maturata in quel di Varese, come a dire la beffa dopo il danno.Così, a metà mattinata, Angelo Ciocca mette mano alla tastiera e scrive sul suo profilo Facebook: «Mi fa infuriare che, per colpa di un imperdonabile errore di valutazione politica, Umberto Bossi, fondatore, ideologo e padre nobile della Lega potrebbe essere escluso dal prossimo parlamento! Inaccettabile e vergognoso! Sono indignato, offeso e deluso. Bossi rischia di rimanere fuori dai gruppi parlamentari, mentre toccherà a un nutrito drappello di leghisti del Sud Italia, portare avanti la battaglia del Carroccio e le giuste istanze del Nord. Mi chiedo, ma la battaglia contro il Barbarossa usurpatore, l'abbiamo combattuta a Legnano o a Cefalù?». Cefalù, per inciso, è un posto splendido, che fa parte della città metropolitana di Palermo. Senza nulla voler togliere a Legnano. il consiglio federaleIeri, l'eurodeputato ha trascorso tutto il pomeriggio in via Bellerio, dove era convocato il Consiglio federale. La posizione ufficiale del movimento, uscita al termine di 4 ore di discussione tra i big, è: «Piena fiducia a Salvini». Impossibile parlare al parlamentare europeo che, sino alla tarda serata di ieri, è risultato irraggiungibile.Il senso del suo post su Facebook, però, si spiega alla luce di eventi prossimi nel tempo e di altri più risalenti. Prima di tutto c'è il tumulto strisciante, all'interno del Carroccio, per una sconfitta di quelle che bruciano, aggravata dallo sfregio di Umberto Bossi escluso dal Parlamento dopo 35 anni. Al battesimo della figlia, che si è svolto proprio il giorno delle elezioni politiche, tra gli invitati c'era Renzo Bossi. Anche se, in occasione del comizio a Codevilla, Ciocca aveva invitato anche Salvini alla cerimonia.Se si allarga un poco di più lo sguardo, però, e si risale indietro nel tempo, affiorano altri indizi. A maggio, per dire, quando si vociferava di un possibile passaggio a un'altra forza politica, Ciocca aveva partecipato a un incontro di Autonomia e libertà, il movimento fondato dall'ex ministro Castelli.nostalgia della padaniaIn quell'occasione, ovviamente a San Genesio, Ciocca era in compagnia di Roberto Mura, consigliere regionale ex senatore e capogruppo della Lega in Consiglio comunale a Pavia. I temi discussi avevano lasciato poco spazio all'immaginazione, considerato che si era discusso di "meridionalizzazione della Padania" e si era paragonato il Nord a un "cavallo da soma". Un ritorno, insomma, agli slogan delle origini, stile Roma Ladrona la Lega non perdona. Da quel momento in poi, Angelo Ciocca aveva evitato uscite pubbliche e non aveva preso parte alla campagna elettorale, se si eccettua, appunto, la visita a Matteo Salvini nel comizio in un ristorante tipico di Codevilla.Ma i rapporti tra il "cerchio magico" di San Genesio e il segretario federale, si erano guastati mesi prima, esattamente a dicembre 2021. Il 18, infatti, sindaci e consiglieri comunali avevano eletto Giovanni Palli, leghista, sindaco di Varzi, alla presidenza dell'amministrazione provinciale. Un voto giunto al termine di una breve ma intensa stagione di spaccature e anche di veleni.«imposizioni dall'alto»Ciocca, infatti, aveva contrapposto la candidatura di un altro leghista, il sindaco di Marzano Angelo Bargigia, a quella benedetta dalle segreterie provinciali di Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia. La motivazione era quella di non accettare scelte calate dall'alto e non concordate con il territorio. Al voto, Palli ce l'aveva fatta per una manciata di voti, ma dai vertici lombardi del Carroccio era giunta la scomunica ai leghisti ribelli, con una richiesta di sospensione da 10 mesi per Ciocca e Mura. Una sanzione mai applicata. --© RIPRODUZIONE RISERVATA