Una pietra d'inciampo per il deportato Spadari

LANDRIANOUna nuova pietra d'inciampo troverà posto nel cortile recintato di piazza Marconi accanto a quelle che ricordano i fratelli Bick. Omaggerà la memoria di Mario Spadari che, pur non originario di Landriano, visse in paese prima di essere deportato e morire in un sotto-campo di Buchenwald. Il Comune ha accolto la richiesta del circolo Arci "Garcia Lorca" e la cerimonia potrebbe tenersi il 27 gennaio in occasione della "Giornata della Memoria". Spadari nacque il 2 novembre 1922 nel Cremonese da una famiglia contadina. Prima della guerra si trasferì a Opera e poi a Mediglia. Nel 1940 venne arruolato in aeronautica, ma all'indomani dell'8 settembre, disertò e si riunì alla famiglia nel frattempo trasferitasi alla cascina Malnido di Landriano. Il 2 febbraio 1944, all'uscita dal cinema di Bascapè, fu arrestato in un rastrellamento delle Brigate Nere e condotto in carcere a Pavia, poi trasferito in Germania. Nel maggio '44 lavorò come meccanico nella fabbrica di velivoli Messerschmitt. A settembre tentò la fuga in Svizzera, ma fu catturato dalla Gestapo.Detenuto a Kempten, sotto-campo di Dachau, fu poi trasferito a Buchenwald nel sotto-campo di Ohrdruf. Qui venne destinato allo scavo di gallerie che avrebbero dovuto accogliere, in caso di emergenza, il treno proveniente dal quartier generale di Hitler. Tante ore di duro lavoro fiaccarono il fisico di Spadari che morì nell'infermeria del lager il 12 febbraio 1945 per, come riportato nella cartella clinica, "insufficienza miocardica unita a gastroenterite acuta". La famiglia seppe della morte molto dopo la fine della guerra. Mamma Tomasina per anni lo attese ogni giorno all'ingresso della cascina Malnido nella speranza di riabbracciarlo. --gianluca stroppa