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PAVIALa scuola ha ripreso ieri per 53.408 studenti della provincia di Pavia. Sui banchi sono tornati 20.123 alunni delle elementari, 13.464 delle medie e 19.821 delle superiori, mentre i 7.361 della materna avevano anticipato la partenza la scorsa settimana. Niente più lezioni a distanza e regole anti Covid meno stringenti nelle 385 scuole disseminate nel territorio provinciale. Insomma un rientro in classe dettato da tanta voglia di normalità, dopo due anni segnati dalla pandemia che ha stravolto le abitudini di 60.769 alunni e di 4.867 docenti. E in classe sono tornati anche i 1700 studenti iscritti all'Istituto di istruzione superiore Cossa. la prima campanellaLa preside, Cristina Comini, li ha accolti all'ingresso, consapevole che si preannuncia un altro anno complicato, con ben 7 aule mancanti, l'assenza di spazi adeguati per gli alunni con disabilità, docenti nominati all'ultimo, i tanti ragazzi stranieri da inserire e integrare, le insidie del coronavirus da fronteggiare. Una sfida che è pronta a vincere, con il supporto di tutto il personale scolastico, decisa a risolvere i problemi «che ci sono, ma che non devono ricadere sugli studenti». La parola d'ordine è inclusione. Significa trovare spazi per accogliere tutti, nonostante le difficoltà. Sono 150 i ragazzi che hanno deciso di iscriversi all'istituto Cossa tra giugno e settembre. «Giovani che hanno voluto cambiare percorso scolastico o stranieri immigrati recentemente - spiega la dirigente scolastica -. Fatichiamo ad individuare gli spazi per tutti, ma ritengo che la mission della scuola sia quella di "includere". E' chiaro che l'inserimento diventa complesso e poi mancano le aule, ma per noi è una priorità metterli nelle condizioni di proseguire gli studi».Sono quattro gli indirizzi offerti dal Cossa: indirizzo di studio in servizi commerciali (aziendale e turistico), enogastronomico, socio-sanitario e tecnico, grafica e comunicazione. Due le sedi: quella centrale, in viale Necchi, e la succursale in viale Montegrappa. Ma mancano le aule. Quest'anno ne sarebbero state necessarie sette in più per 140 alunni, costretti invece ad occupare quelle lasciate libere dai compagni impegnati nelle ore di laboratorio.«Tra la sede centrale e la succursale, mancano sette aule. Ho chiesto alla Provincia di avere ulteriori spazi, ma non è stato possibile e così gli studenti ruotano nelle aule vuote perché i compagni seguono i laboratori, secondo un piano che è il più ordinato possibile - fa sapere Comini -. Ma non è bello cambiare classe a tutte le ore. Per fortuna, a causa del Covid, lo scorso anno sono state realizzate, in viale Montegrappa, cinque nuove classi, altrimenti ne sarebbero mancate ben dodici».il risiko degli spaziUna penuria di locali che costringe la dirigente ad un risiko complesso. Tenuto conto che l'indirizzo tecnico della grafica pubblicitaria ha registrato un boom di iscrizioni, al punto che quest'anno si è stati costretti a fare quattro prime. «È in forte espansione e, per la prima volta, si arriva alla quinta». Ma i problemi non sono finiti. Perché in una provincia dove si contano 3.132 alunni con disabilità, il Cossa ne vede iscritti oltre 150. «Sarebbero indispensabili luoghi dedicati, mentre ora si utilizzano le aule lasciate libere o i corridoi - spiega la preside -. E poi spiace non avere uno spazio dove possano svolgere l'ora alternativa i ragazzi che non seguono religione, costretti invece ad uscire». Tutte criticità che, sottolinea la dirigente, «si cerca di gestire al meglio, con una grande fatica organizzativa». Va decisamente meglio sul lato docenti. Sono 300 gli insegnanti del Cossa, 100 i nuovi nominati, una quarantina quelli di ruolo arrivati proprio ieri. "La maggior parte dei supplenti riguarda il sostegno - precisa Comini -. Sul fronte delle cattedre mancanti quest'anno è andata meglio rispetto agli altri anni. Tutti insegnanti molto preparati che vanno ad aggiungersi a quelli già in servizio nel nostro istituto e che da anni si stanno impegnando al massimo.Da parte di tutti lo sforzo è notevole. Si cerca di non lasciare indietro nessuno, anche i tanti ragazzi stranieri che non conoscono l'italiano e che faticano a seguire le lezioni. Ma c'è molta determinazione perché, ripeto, la scuola deve essere soprattutto inclusiva e accogliere tutti gli studenti che chiedono di essere ammessi». --Stefania Prato