Vinicio e i suoi "cugini" ai piedi del Vesuvio

Zio, cugino, nipote mio. È l'agosto 1955 e una folla assedia ungiocatore all'hotel Parker's di Napoli. Che cosa è successo? E perché? Il giocatore è Vinicio (all'anagrafe Luis Vinicius de Menezes,) già battezzato "Leone" nei suoi anni al Botafogo. Il Napoli di Achille Lauro, vero padrone della città (è sindaco e a capo della potente flotta navale) lo strappa agli spagnoli del Real Madrid e alla Juve. Però c'è un problema: la Federcalcio consente di tesserare tre stranieri e ma di farne giocare soltanto due per volta. E il Napoli di stranieri ne ha già tre (Jeppson, Pesaola e Vinyei). Allora si tenta di trovare un parente italiano a Vinicio, come è successo a tanti altri, in modo da poterlo tesserare come oriundo. La ricerca si allarga a tutta la Campania finchè il parroco di Aversa scova la famiglia Amarante. È il cognome della mamma di Vinicio. E sostiene, sempre il parroco, che una donna, emigrata in Brasile anni prima, sia la nonna del giocatore. E' in quel momento che Vinicio, arrivato a Napoli da pochi giorni, scopre di avere mille parenti. Tutti si dichiarano suoi cugini. Un vero delirio. Però, i "cugini" e gli "zii" restano con un palmo di naso quando si scopre che i documenti non ci sono. Non si riesce a dimostrare la provenienza italiana del giocatore e i Napoli, per tesserarlo, deve cedere Vinyei. Poco male, perché l'accoppiata Vinicio-Jeppson va a mille, almeno a inizio campionato.Alla lunga, però, il tandem non funziona. Vinicio a Napoli si sposa. Dal Brasile è arrivata Flora, la fidanzatina di un tempo. A Napoli resta cinque anni, ma i risultati non arrivano. Viene ceduto al Bologna ma dopo due anni decide di tornare in Brasile.Nel suo Paese è sicuro di ritrovare la forma di un tempo, allenato dalla sorella (insegnante di educazione fisica) e dal cognato. E poi al Botafogo aveva lasciato il cuore, dopo aver giocato con fuoriclasse come Didi, Garrincha e Nilton Santos.I giornali scrivono della sua partenza, lui è già sulla nave quando viene bloccato dai dirigenti del Vicenza. «Venga a giocare da noi», gli dicono. Lui scende, lo portano da Genova a Vicenza, riprende ad allenarsi e debutta: è un trionfo: il Lanerossi batte la Roma 1-0 e, in quell'anno (1962-3) arriva settimo. L'anno dopo va ancora meglio,con Vinicio che segna a raffica. E' a questo punto (estate 1966) che si fa avanti l'Inter. Angelo Moratti ed Helenio Herera lo vogliono, ma c'è il problema degli stranieri, come era successo a Napoli. Milano non farà per lui e l'anno dopo ritorna al Vicenza. Nel 1968 smette per fare l'allenatore. Dopo un po'di gavetta torna al Napoli ed è forse il primo allenatore ad applicare il gioco a zona. In casa, contro la Juve, gli azzurri prendono 6 gol e il rapporto con la società fa in fumo. Va alla Lazio, ma non va bene, smette e resta in Italia. E' ancora cittadino brasiliano. Quelle carte, ad Aversa, non le hanno mai trovate. --