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Lorella Gualco / san giuliano«Nella ditta ci sono tre magazzini e lavoravano nel magazzino dove l'incendio si è propagato: quel ragazzo l'ho tirato fuori io». Poche parole prima di voltare lo sguardo verso la nube nera che raggiungeva il cielo. È una delle testimonianze raccolte, giovedì mattina, subito dopo il rogo che ha devastato l'azienda Nitrolchimica di San Giuliano Milanese, incendio causato, secondo l'ipotesi più accreditata, da un errore umano che sarebbe avvalorato anche da immagini.I FERITIIl "ragazzo" soccorso in quell'inferno di fumo e fiamme è Sergio De Donato, 43 anni, di Marzano, il ferito più grave, trasportato ieri dall'ospedale San Gerardo di Monza al Centro grandi ustionati di Niguarda in condizioni ancora critiche. Nel condominio della frazione Castel Lambro dove abita lo si vede di rado: la sua vita è assorbita dal lavoro nell'azienda del Sud Milano. È invece fuori pericolo Francesco Pacilli, residente nel Milanese, il collega ricoverato a Monza con ustioni e contusioni. «L'unico pensiero al momento è rivolto ai due feriti e ai loro familiari. I miei collaboratori sono la mia famiglia, sono la cosa più importante che ho», ha affermato Riccardo Bellato, amministratore della Nitrolchimica, laureato a Pavia e vicepresidente del Gruppo chimici di Assolombarda. INDAGINITranne la palazzina uffici l'azienda è andata completamente distrutta e ora la procura di Lodi dovrà stabilire perchè. Un funzionario dei vigili del fuoco, intervistato dai telegiornali, ha parlato di «errore umano» come ipotesi più plausibile. «Un macchinario potrebbe essere venuto in contatto con qualcosa che non doveva essere lì». Alcune testimonianze rese nell'immediato avrebbero accennato a manovre non corrette e un video, acquisito dai sistemi di videosorveglianza di una delle ditte vicine, documenterebbe la dinamica della prima esplosione.Secondo una prima ipotesi, l'incendio potrebbe essere partito da un bancale, sul quale era appoggiato del materiale. Nel filmato si vedrebbe l'operaio 43enne inserire rifiuti in un compattatore, da dove sarebbe partita una vampata, forse per l'inserimento di un pezzo infiammabile. Per provare a spegnere il macchinario sarebbe stato caricato su un muletto e sarebbe finito a contatto con un serbatoio di solventi. La procura di Lodi ieri ha convocato tutti gli enti intervenuti sul luogo del disastro. Dalla Nitrolchimica, però, non sono arrivate conferme. «Le varie ipotesi sono al vaglio dei tecnici», si è limitata a dire l'azienda, ricordando che «tutta l'area era stata dotata di un sistema di rilevamento fumi installato a scopo preventivo».E il giorno prima del rogo il personale aveva effettuato un'esercitazione antincendio. «È stato proprio grazie alla prontezza e alle tecniche acquisite durante le esercitazioni - ha spiegato la ditta - che il personale si è dimostrato preparato e pronto nel prestare, in sicurezza, immediato soccorso ai feriti e nel tentare di contenere l'incendio prima dell'arrivo dei vigili del fuoco». --