Fanghi, a Pavia l'inchiesta rischia il colpo di spugna

Maria Fiore/paviaDue processi già avviati, uno che potrebbe aprirsi a breve e un terzo filone che invece rischia di prescriversi. Sono gli sviluppi dell'inchiesta per turbativa d'asta e falso, avviata nel 2017 dalla procura di Milano, sull'affare del trattamento e smaltimento di fanghi, che tocca anche imprenditori della provincia di Pavia. Tra questi, Andrea Cevini, 55 anni, di Pavia, titolare della società Alan Srl, la ditta che si occupa del trattamento e smaltimento di fanghi di depurazione con impianti a Sommo, Zinasco, Voghera e Bascapè. Cevini è stato rinviato a giudizio davanti al tribunale di Monza e di Novara (dove è imputato anche un altro imprenditore pavese, Matteo Visconti, di Sannazzaro, della Evergreen Italia Srl, difeso dagli avvocati Yuri Lissandrin e Luca Luparia), e a giorni dovrà presentarsi in udienza preliminare a Lodi dove il gip dovrà decidere se avviare un altro processo. Ma l'imprenditore (difeso dall'avvocato Marco Casali), è indagato anche a Pavia insieme ad altre sette persone. Questo filone di indagine è stato chiuso ormai più di un anno fa, ma da allora è fermo (la procura può chiedere il rinvio a giudizio o l'archiviazione). Il procedimento rischia così si prescriversi: la data per il colpo di spugna delle contestazioni è fissata tra marzo e giugno del 2023. da dove nasce l'indagineI diversi filoni, che sono finiti davanti a diverse procure e tribunali, nascono dagli accertamenti della procura di Milano, risalenti a ormai cinque anni fa, partiti da una costola dell'indagine sullo smaltimento illecito di fanghi che nel 2017 aveva toccato anche l'impianto di Lomello gestito dalla Cre. Gli inquirenti decidono di approfondire la regolarità degli appalti assegnati ad alcune imprese, che operano in diverse province lombarde nel settore del recupero e trattamento dei fanghi. Alcune gare finiscono sotto la lente e anche se gli appalti sono banditi in luoghi diversi (da qui la trasmissione dei fascicoli a diverse procure), secondo i magistrati milanesi il meccanismo illecito sarebbe stato lo stesso ovunque: alcuni imprenditori del settore si sarebbero accordati tra loro per mandare le gare deserte e far salire, così, il prezzo con le quali aggiudicarsele in un secondo momento. I titolari delle imprese avrebbero concertato, durante riunioni e conversazioni telefoniche, le rispettive strategie aziendali.«appalti pilotati»Le contestazioni a Pavia riguardano in particolare la gara bandita a febbraio del 2017 da Asm per il recupero e lo smaltimento di fanghi prodotti da impianti di depurazione (come l'impianto di Montefiascone a Pavia, che produce 6mila tonnellate di fanghi l'anno) sul territorio della provincia. Secondo la procura di Pavia gli imprenditori si sarebbero accordati per non partecipare alla gara, perché non soddisfatti del prezzo alla base d'asta, fissato a 71 euro a tonnellata. Così l'incanto, ad aprile dello stesso anno, è stato dichiarato deserto. Asm a quel punto ha dovuto prorogare, mediante affido diretto, l'appalto precedente nelle mani di Alan Srl, ma a un prezzo superiore, 90 euro alla tonnellata, e fissare un altro incanto, a maggio. Alla fine avrebbe partecipato solo Alan, con un'offerta di 89 euro a tonnellata. Le altre aziende avrebbero ricevuto in subappalto una parte del servizio. --