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Fabrizio Guerrini / S.GiulettaAlluminio, fosforo, solfati, calcio, ferrocianuro di potassio, residui acidi e altro ancora: eppure l'area è classificata dalla Provincia "ambito di elevato contenuto naturalistico" perché qui nidifica l'airone cinerino. Forse il volatile, restando in alto, non ha problemi perchè il peggio, forse, è sotto.Incendi allarmanti Sono circa 10 ettari: costeggiandoli o guardandoli dall'alto sono due boschi alla frazione San Re di Santa Giuletta. Certo, appaiono anomali, perché sono due chiazze verdi tra i campi arati di color marrone biancastro. E anche questo colore racconta cosa si nasconda, in parte, sotto gli alberi. L'ex Vinal, la fabbrica che lavorava l'acido tartarico (utilizzato nell'industria alimentare e non solo) e altri derivati chimici, chiusa dal 2005 (fallita e sotto sequestro giudiziario dal tribunale di Nocera Inferiore) è a un chilometro scarso. Dietro la fabbrica si vedono i rigonfiamenti sotto la strada delle condotte che arrivano ai boschi. Perché boschi non erano. Qui, infatti, alla fine del secolo scorso, la Vinal aveva creato quattro grosse cave di decantazione degli scarichi. L'acqua tiepida , mista a acido tartarico e altri scarti delle lavorazioni veniva convogliata qui, dove si mischiava con la calce per inertizzare l'acido. Si creava, per reazione chimica del gesso. Il gesso veniva portato via o usato, in modo legittimo, come fertilizzante. Le cave erano state realizzate scavando la terra e creando degli argini: il fondo non è impermebilizzato e ciò che c'era sopra è finito anche sotto. E lì sotto, tra maggio e giugno di tre anni fa, qualcosa ha iniziato a bruciare: un rogo che prima ha distrutto un trattore trinciaerba che lavorava accanto a uno dei boschi, poi le sterpaglie nella zona del depuratore, dismesso, che la Vinal aveva costruito negli anni Ottanta. I roghi non cessavano: i miasmi avevano costretto i vigili a operare con le maschere a ossigeno e la gente di Santa Giuletta a chiudersi in casa. Le termocamere dei vigili hanno mostrato come. sotto il terreno dei boschi. la temperatura oscillava tra i 40 e i 170 gradi. Servivano analisi urgenti. E le analisi avrebbero accertato, come si spiega in Comune, la presenza di ferrocianuro di potassio: un sale e un reagente utilizzato in enologia o non solo. In grandi quantità è di considerato potenzialmente nocivo per l'ambiente. In caso di incendio, l'uso dell'acqua ne favorisce la combustione. Ecco perché, probabilmente, gli incendi di tre anni fa faticavano, inizialmente ad essere domati: i vigili li hanno vinti con una strategia adeguata. I "boschi chimici " di Santa Giuletta restano, insomma, un giallo ambientale.«Ci dicano cosa c'è là sotto»Il Comune è in campo da tempo: alla grana della ex fabbrica (sta per ripartire l'appalto per la bonifica dell'amianto) si è aggiunto, ormai da tempo, la grana dei due boschi. «Quando metteranno mano in questa zona chissà cosa troveranno: niente di piacevole»: lo dice Andrea Mussi, responsabile dell'ufficio tecnico (e assessore a Casteggio). Sta seguendo da vicino la pratica di cui il Comune è attore esterno e preoccupato. Ci accompagna lungo la strada interpoderale che costeggia i due boschi.Si notano, da fuori, i tubi che si confondono, tra il fogliame e le sterpaglie, lungo gli argini delle grandi cave abbandonate. Spuntano anche bidoni e scarichi di ogni genere. «Questo disastro non c'era» sbotta all'improvviso il tecnico. Non lontano dall'ex depuratore della Vinal qualcuno ha gettato una montagna di lastre d'amianto. I boschi chimici sono, infatti, ormai un "rifugio" per chi cerca il modo di liberarsi di rifiuti ingombranti e fuorilegge (oltre che di accampamenti sospetti).Ma il nodo è quello di avere al più presto analisi approfondite. Già nell'agosto 2019, in un vertice in Regione, il Comune aveva sollecitato informazioni certe sulla presenza di alluminio, biogas e altre sostanze potenzialmente pericolose. Le prime analisi hanno confermato che si deve agire. --