Normalità per la S13 dopo un mese di disagi I pendolari sorridono: «Non sembra vero»

il reportageSilvio Puccio / paviaDopo un mese di disagi, con il Passante ferroviario di Milano chiuso, la S13 torna a correre fino a Bovisa. L'altoparlante in carrozza annuncia il ritorno alla normalità: «Benvenuti a bordo, questo mezzo fermerà in tutte le stazioni». Anche quelle chiuse dal 23 luglio, data che ha segnato lo stop ai convogli dentro Milano, fermati a causa dell'usura anomala che Trenord ha riscontrato su ruote e binari. Ma da ieri la linea che collega Pavia al capoluogo di regione è tornata al capolinea originario: Bovisa, passando per fermate strategiche come porta Venezia o Garibaldi, molto utilizzate dai pendolari pavesi. Fino a domenica l'ultima fermata era porta Vittoria, periferia di Milano. «Quasi non ci credo, sono felice». Lo dice Cinzia Guerciotti, pendolare per lavoro sulla linea S13. Dalla poltrona in similpelle blu, guarda fuori dal finestrino in attesa che il convoglio la porti alla fermata. «Stamattina sono salita sul treno senza la certezza che la linea fosse ripristinata. Dopo tutti i disagi di questo periodo, sono felice che le corse per andare al lavoro siano tornate alla normalità».da pavia a Milano...Senza coincidenze con la metropolitana di Milano, il capolinea temporaneo di porta Venezia ha complicato gli spostamenti dei pendolari, costretti a un ricalcolo dei tempi di viaggio e all'uso di più mezzi per raggiungere la meta. «Come nel mio caso - aggiunge Guerciotti -. La fermata più vicina al mio ufficio è quella di porta Venezia, tagliata fuori dal servizio nell'ultimo mese. E così ero costretta a Rogoredo per prendere la "gialla" (metro M3), andare in Duomo e poi prendere la M1 per porta Venezia». Torna anche l'orario regolare della S13: due treni all'ora. Rispetto alla frequenza prevista, durante il "dimezzamento" del passante ne circolava soltanto uno. «Un problema quando esci tardi dal lavoro - aggiunge la donna - io finisco alle 18.30, la prima corsa utile era quella delle 20. Perderla voleva dire mettersi in viaggio col treno delle 21. E tornare a casa più tardi». Disagio avvertito anche da altri passeggeri: «Io prendo il treno tutti i giorni» racconta Vincenza. Seduta in fondo alla carrozza, lascia che il tempo di viaggio scorra con gli occhi fissi sullo smartphone. «Il problema, per me, era il ritorno: di pomeriggio i mezzi pubblici di Milano circolano con meno frequenza, e così c'era il rischio di mancare la coincidenza col treno»....e ritornoArrivato alla stazione di Bovisa, il convoglio inverte la marcia verso Pavia. Con la metropoli alle spalle e la provincia di fronte, fuori dal finestrino si alternano cascine e campi di masi ingiallito, le foglie avvizzite da caldo e siccità, che ovunque ha piagato i raccolti. Nei vagoni centrali, Mariarosa Milani contrasta il languore tipico dei viaggi in treno facendosi forza con la mano per sorreggere la testa. Poi racconta: «Senza passante è stato un inferno», dice senza mezze misure. È il punto di vista di chi deve prendere più di un treno per raggiungere la destinazione finale: «Io vivo a Varedo - aggiunge la donna - un Comune in provincia di Monza. Prendo spesso la S13 da Bovisa per andare a far visita a mia mamma, che è ospite di una residenza a Gropello Cairoli. Senza il passante in funzione, i tempi di viaggio si sono allungati parecchio». Poi li quantifica in questi termini: «L'ultima volta che sono andato a trovarla, ci ho messo quasi tutto il giorno per arrivare a Pavia». Come uno scuolabusLa S13 non è solo il treno dei pendolari che hanno Milano come meta. Con le sue fermate intermedie come Pieve Emanuele, Locate Triulzi o Certosa, la linea è utilizzata da molti studenti della provincia, iscritti ai licei di Pavia. «Sono contento che il passante sia tornato in funzione prima dell'inizio della scuola - dice Lukasz, che vive a Pieve Emanuele ma studia al Volta -. Prendo il treno tutti i giorni per andare al liceo. È un bene che siano state riattivate due corse ogni ora. Senza, mi sarei dovuto organizzare con fatica per arrivare in classe puntuale». C'è anche chi viaggia per altri impegni: «Sto andando a Milano a trovare un'amica - dice Debora, una ragazza sulla ventina con la mascherina viola abbinata a trucco e zaino -. Sono appena rientrata dalle vacanze, che mi hanno permesso di evitare buona parte dei disagi. Sennò col cavolo che facevo tutto quel giro». La sua corsa termina a Garibaldi: sulla banchina c'è l'amica ad aspettarla. Si abbracciano: «Da quanto tempo non ci vediamo», le dice sorridendo, mentre dietro di lei il treno riparte. --