Tra aziende e famiglie cresce la domanda per le fonti alternative

il casopaviaDi fronte ai costi di gas ed elettricità che schizzano verso l'alto c'è un crescente interesse di famiglie e imprese per le fonti di energia alternativa. «Ce ne sono tante di aziende, soprattutto del manifatturiero, oltre ai privati, che cercano soluzioni, lo riscontriamo anche noi - dice Enea Vercesi, presidente di Cna Pavia e titolare di un'impresa, la Atena soluzioni, che si occupa proprio di risparmio energetico - le alternative esistono ma hanno naturalmente dei costi e vanno proiettate nel tempo: pompe di calore, geotermico, sistemi aria-acqua, fotovoltaico, solare termico». Un altri tema, che riguarda più che altro le famiglie, è quello dell'educazione al contenimento dei consumi e degli sprechi: «Gli elettrodomestici in standby hanno comunque consumi rilevanti: nel caso dei forni a microoonde, per esempio, quello annuo è in medi pari a circa 40 euro all'anno, ma in standby è molto simile, 29 euro».Su questo fronte la frenata sul superbonus edilizio del 110% - legato a un miglioramento della classe energetica degli edifici e quindi a un minor consumo - non ha certo giovato: «E il mancato ritiro da parte di gran parte delle banche dei crediti legati ai bonus casa sta anche mandando in sofferenza tante imprese artigiane, oltre al caro bollette». In ogni caso, il rapporto di Gse (Gestore dei servizi energetici) segnala che la provincia di Pavia è tra le prime nella produzione elettrica degli impianti alimentati da bioenergie (il 4% del totale nazionale) al secondo posto in quella da impianti alimentati da altre biomasse(4,7%) e anche nella produzione di biogas (4,9%).Ci sono esempi virtuosi tra le aziende agricole che usano gli scarti per produrre e vendere energia, da mettere poi a disposizione a basso costo anche alle comunità. Come la Ghiselli di Sartirana Lomellina che con il trinciato di mais, loietto e orzo (prodotti dalla stessa azienda) alimenta due impianti da un megawatt l'uno che producono energia elettrica da immettere nella rete nazionale.L'elettricità viene prodotta attraverso generatori che devono essere raffreddati e l'acqua viene utilizzata per alimentare un impianto di teleriscaldamento a servizio dell'azienda ma anche di due case di riposo che così risparmiano sulla bolletta e abbattono l'inquinamento.Altro caso è quello di Biomet, gruppo che ha a Belgioioso un importante stabilimento di liquefazione del biometano (ricavato da liquami e rifiuti, e non di origine fossile): «Il potenziale è altissimo: assieme agli imprenditori agricoli della Lombardia potremmo arrivare a soddisfare il 10% del gas che in caso di embargo non arriverebbe più dalla Russia. Ma per partire manca un decreto a livello ministeriale - aveva segnalato Antonio Barani, amministratore delegato - Agrimet, una nuova società del nostro gruppo, sarà in partnership con gli agricoltori delle province di Lodi, Pavia, Cremona, Mantova e Brescia: andremo a convertire i loro impianti di produzione di energia elettrica da biogas. Il tutto si può tradurre appunto in una quantità pari al 10% del gas russo che dovesse venire a mancare, ed è tantissimo». Serve però, aggiunge Barani, mettere sul piatto incentivi: «Gli agricoltori stanno aspettando che si parta, ma c'è un problema: a livello ministeriale non è stato ancora emesso un decreto sul biometano, manca lo schema di incentivazione e questo blocca tutto. È inutile andare a cercare il gas in altri Paesi se prima non si mette la firma su questo decreto». --L.Si.