Ats Pavia chiede ai medici di base di seguire fino a 2mila assistiti

Silvio Puccio / paviaPochi dottori, troppi pazienti, un collega in pensione da luglio. E così Ats chiede la disponibilità ai medici di derogare al massimale fino a quota 2.000 assistiti: il 30 per cento in più dei canonici 1.500. E i 9 dottori che seguono quattro Comuni hanno accettato: «Un collega è andato in pensione a luglio. In mancanza di un sostituto ci è stato chiesto di aumentare il numero di pazienti, su base volontaria. Lo facciamo per i tanti anziani della zona, che altrimenti rimarrebbero senza medico». È il racconto di Pietro Sfondrini, ex primo cittadino di Vidigulfo e medico di base tra Bornasco, Zeccone e Siziano: secondo l'ultimo bando Ats servirebbero altri tre dottori per soddisfare le esigenze dei malati. La prima volta«È la prima volta che abbiamo notizia di una richiesta analoga in provincia», racconta Tommaso Mastropietro, presidente provinciale di Snami, sindacato della categoria dei medici di base. Gli accordi nazionali prevedono che un dottore di famiglia possa seguire un massimo di 1.500 pazienti. Ma in casi eccezionali è possibile una deroga al tetto fissato, per evitare di mandare in affanno un ambito di medicina. In Lombardia lo sforamento previsto è fino a 1.800 assistiti in via temporanea, 2mila in casi di eccezionale mancanza. A gennaio, l'opzione è stata attivata per circa il 6 per cento dei medici che lavorano in Regione. «È indicativo della desertificazione della medicina di base - aggiunge Mastropietro -. Ci sono aree ambitissime, come Pavia città, con colleghi che non arrivano nemmeno al massimale previsto. Altre zone invece vivono un disagio, come Vigevano e la Lomellina, dove si fa fatica a rimpiazzare chi è andato in pensione». Come l'ambito territoriale dove lavora anche il dottor Sfondrini, a rischio di finire sotto organico senza uno "sforamento", utile per ripartire gli assistiti tra chi è ancora in servizio. Solo 9 mediciI quattro Comuni contano quasi 17mila abitanti e solo nove dottori di famiglia, tra cui un sostituto: un medico ogni 1.900 persone circa. Sintomo del progressivo impoverimento della medicina di base, che nell'ultimo decennio ha visto calare il numero di medici in attività senza un numero sufficiente di rimpiazzi a coprire i pensionamenti: «Aumentare il numero di pazienti non è un problema, anche se i carichi di lavoro salgono e io sono già un massimalista - commenta Sfondrini -. Sapevamo da anni che saremmo arrivati a questo punto e non si è fatto niente per evitarlo. La categoria è stata del tutto inascoltata. Che ci fosse carenza di medici è cosa nota, ma in passato si è fatto poco per allargare le maglie del numero chiuso all'Università per aumentare i professionisti». Secondo Sfondrini, a scoraggiare le "vocazioni" ci sarebbero i risvolti burocratici della cura: «È l'aspetto del lavoro che si aggrava di più quando aumentano i pazienti. Bisogna capire che noi siamo laureati in medicina, non tecnici informatici». La carenzaIl comprensorio del Pavese non è l'unico in difficoltà. Secondo il bando di luglio per coprire gli ambiti sguarniti, in provincia servirebbero almeno 60 medici di base. Ma alla chiamata conclusa a luglio hanno risposto soltanto nove dottori. Le carenze più consistenti si concentrano in Lomellina, dove anche a Vigevano servirebbero una decina di dottori. Si stima che nel 2011 i medici di base in provincia fossero 420. Scendono a circa 400 dieci anni dopo. Nel corso dei mesi, Regione ha messo in campo diversi interventi per cercare di tamponare l'emorragia. A giugno, l'assessorato al Welfare ha varato uno sforamento anche per i medici di base in formazione, portando a mille il numero massimo di pazienti che è possibile assistere: prima il tetto era fissato a 650. Anche l'accordo integrativo regionale - in via di approvazione - prevede ulteriori misure per incentivare la sofferente medicina del territorio. --