Lomellina devota a S. Rocco, invocato come salvezza dalla peste nera

Nei secoli la venerazione per San Rocco non sembra essersi attenuata in Lomellina, dove in molte località si trova una chiesa o un oratorio a lui dedicati e dove dal fine settimana si terrà una serie di funzioni religiose, nella ricorrenza della morte. Il nome del pellegrino e taumaturgo nato a Montpellier e spirato a Voghera nella notte tra il 15 e 16 agosto, in un anno imprecisato tra il 1376 e il 1379, è legato in particolare al flagello della peste. Dal Medioevo in poi anche le comunità lomelline chiedevano al santo di intercedere presso il Signore per far cessare il terribile contagio che faceva strage. A Sant'Angelo il taumaturgo si fermò nel 1348, quando l'Europa era devastata dalla peste nera, e visitò la chiesa dedicata a Santa Maria delle Grazie, utilizzata anche come asilo aperto giorno e notte per i pellegrini in viaggio sulla Via Francigena. Proprio a Rocco, proveniente da Piacenza e diretto a Novara per curare gli appestati, i santangelesi ridedicarono l'antico edificio di culto.Il campo della pesteAnche San Giorgio ospita una chiesa dedicata al santo degli appestati, ma la testimonianza storica più diretta del catastrofico contagio, unica in Lomellina, è il "campo della peste", un'area lungo la strada per Tromello. Nel 1630 (anno della peste raccontata da Alessandro Manzoni nei "Promessi sposi") in questo lazzaretto gli ammalati aspettavano la fine del contagio pregando San Rocco, canonizzato nel 1584, o terminavano la loro vita terrena.Culto molto sentito anche a Tromello, dove la chiesa di San Rocco, eretta nella seconda metà del XV secolo, è da sempre la sede dell'omonima confraternita, i cui associati sono i "sanruchìn". Anche a Mede la chiesa dedicata al taumaturgo francese è carica di storia. Non si conosce la data esatta della fondazione del luogo di culto che, secondo padre Francesco Pianzola, storico della diocesi vigevanese, era già cadente nel 1576 e fu ricostruito dopo il 1761. Nelle vicinanze, comunque, esiste ancora il più antico mulino medese, detto appunto di San Rocco, gestito dalla famiglia Masinari. La chiesa dà anche il nome al rione che, ogni settembre, partecipa al Palio d'la Ciaramèla.La volontà del conteA Garlasco, invece, la chiesa fu costruita nel 1570 per volere del conte Giovanni Castiglioni: in particolare, era dotata di molti beni artistici che andarono perduti a causa dei saccheggi in età napoleonica. La piccola chiesa, che si trova alle spalle della parrocchiale, è ancora oggi sede di una confraternita: vi spiccano le decorazioni degli artisti locali Canevari, Panzarasa e Sampietro. Sempre in Lomellina, diversi altri paesi venerano San Rocco: Gambolò (la cui chiesa è risalente alla fine del Cinquecento, con relativa confraternita), Dorno (chiesa del 1560), Sartirana (chiesa di proprietà privata, prima degli Arborio di Gattinara, poi dei Savoia Aosta), Valle Lomellina, dove opera la Pubblica assistenza volontariato San Rocco (chiesa innalzata nel 1469), Pieve del Cairo, Olevano, Mezzana Bigli e Gambarana. --Umberto De Agostino