Riso, conto alla rovescia per avere l'acqua Nelle aziende metà raccolto già "bruciato"

MOrtaraConto alla rovescia per l'acqua nelle risaie, calate già qust'anno di oltre novemila ettati in provincia di Pavia. Un altro giorno a secco in Lomellina, dopo l'appello lanciato venerdì a Mortara dal sottosegretario Gian Marco Centinaio: «Intervenire subito con misure straordinarie per garantire un'irrigazione di soccorso entro i prossimi cinque giorni per non compromettere l'intera produzione risicola». Ma dopo due mesi di canali e di rogge praticamente vuoti, le speranze del migliaio di risicoltori lomellini sono ridotte al lumicino. E la Caporetto della patria del riso europeo, esaltata anche dall'imprenditore agricolo e artefice dell'unità d'Italia Camillo Benso di Cavour, è ormai una triste realtà. Lo stesso Est Sesia, il consorzio irriguo più grande d'Italia che gestisce una rete di oltre 10mila chilometri su 334.500 ettari, di cui il 55,3% in Lomellina e il 44,7% in Piemonte, ha alzato bandiera bianca: «Si raggiungeranno in tutta le rete irrigua ulteriori diminuzioni della portata, con valori storicamente mai registrati e oggettivamente ancora più ingestibili, con la conseguente impossibilità tecnica di garantire la continuità dell'erogazione alle diverse utenze in molti tratti della rete». Salvare ciò che restaLe organizzazioni agricole avanzano proposte «per salvare i raccolti ancora salvabili»: Coldiretti pensa agli invasi, Confagricoltura, per bocca della neoeletta presidente Marta Sempio e del direttore Alberto Lasagna, chiede la riduzione del 90% del deflusso minimo vitale per almeno dieci giorni e un immediato e non più rinviabile rilascio straordinario dagli invasi piemontesi e valdostani. Ma lo sconforto di chi vede ogni mattina piantine di riso di color marroncino è palpabile. Il mortarese Luigi Ferraris è uno dei risicoltori lomellini più colpiti. «Devo fare i conti con il 30% dei miei terreni ormai abbandonato - commenta disperato - Negli anni scorsi io avevo a disposizione 380 litri d'acqua al secondo per la mia azienda, ma oggi siamo precipitati a 85: le piantine sono alte solamente una quindicina di centimetri, mentre dovrebbero essere già a 35-40. Oltre alle richieste di Confagricoltura, credo che si debba pensare a un commissario al di sopra dei consorzi». Stessi toni usati dal tromellese Luca Antonioni, presidente provinciale dell'Associazione nazionale giovani agricoltori (Anga) e utente del Naviglio Langosco. «Nelle ultime settimane - racconta - avevo calcolato un danno del 20%, ma ora siamo arrivati al 50% e anche oltre: dopo l'ultima notizia dell'Est Sesia, con ulteriori riduzioni d'acqua dal lago Maggiore, non voglio pensare a che cosa succederà a settembre, quando dovrei iniziare a raccogliere». La Lomellina più colpita è quella orientale e centrale. Sebbene il Canale Cavour scorra nel Novarese, sono numerosi i canali che nascono da esso scendendo poi a sud, in Lomellina. Si pensi al diramatore Quintino Sella, che bagna i Comuni di Gravellona e Cilavegna, dove si divide nel sub diramatore Pavia, che scorre verso Vigevano dove si ripartisce in ulteriori bracci secondari, e nel sub diramatore Mortara, che bagna l'omonima città terminando nell'Agogna. Alberto Fusar Imperatore è risicoltore a Ottobiano: più volte negli ultimi giorni ha discusso con i colleghi del Vercellese. «Ho spiegato - riassume - che da noi già a giugno trinciavano i mais asfittici per recuperare un 15% e non perdere tutto. Molti a giugno hanno bagnato le risaie a pioggia per far nascere o mantenere le piantine appena nate. Io ho condannato a morte il 60% della mia azienda per consentire ad altri di provare a sopravvivere e non dormo da molte notti per tentare di ricavare un minimo dal restante 40%. In autunno dovremo rivedere tutto: pagare un'acqua dirottata per tutta la stagione altrove tranne che nei campi, per il turismo lacustre e le centrali idroelettriche, è una presa in giro e una vessazione medievale. Non possiamo fallire per mantenere certi carrozzoni». --Umberto De Agostino