Settanta amministratori che guardavano ad Azione bloccati dal «sì» a Letta

il retroscenapaviaAlla vigilia del "matrimonio" tra Enrico Letta e Carlo Calenda, quindi fra il Pd e Azione, un nutrito gruppo di amministratori locali di centrodestra - pare una settantina - stava meditando di andare a sostenere in blocco il leader di Azione. Alle 13,33 del 2 agosto, quando le agenzie hanno battuto la notizia della coalizione tra Dem e Azione, il progetto si è bloccato. Anche se non è detto che, nei prossimi giorni, il trasloco partitico possa prendere nuovamente quota.Di sicuro, ad Azione sono approdati Matteo Grossi, sindaco di Sant'Angelo Lomellina, e Gian Pietro Pacinotti, che è prima transitato per Forza Italia e poi per Italia Viva della quale è stato coordinatore provinciale insieme a Emanuela Marchiafava. Un "nuovo acquisto" anche se contestatissimo è l'ex sindaco di Voghera, Carlo Barbieri. Benedetto dai vertici nazionali, ma avversato da quelli provinciali e regionali. Tanto che Angela Gregorini, esponente della segretaria regionale, ieri ha ribadito: «C'è un segretario provinciale, Riccardo Casarini e un segretario cittadino a Pavia, Luigi Portaluppi. Se Barbieri vuole entrare in Azione deve rivolgersi al segretario provinciale». Contese a parte, nelle ultime settimane vari sindaci e amministratori, provenienti soprattutto dall'esperienza di Forza Italia ma non solo, avrebbero lavorato a un progetto di adesione collettiva al partito di Carlo Calenda. La motivazione era che Calenda rappresenta lo spirito liberale, moderato e riformatore che, evidentemente, nel nuovo assetto del centrodestra è andato sempre più a sbiadire. Il sogno di molti, e non solo in provincia di Pavia, era quello di un Terzo polo, di un Grande centro con l'asse Calenda/Renzi. Così una settantina di amministratori locali, tra i quali anche il sindaco di Robbio, Roberto Francese, erano in procinto di uscire con un documento che avrebbe annunciato il loro passaggio nel nuovo "contenitore" moderato. L'annuncio dell'alleanza tra Calenda e il Partito democratico di Letta ha mandato in freezer l'ufficializzazione. Anche se, stando ai bene informati, non ha del tutto smorzato l'intenzione.«Con l'ultima scelta di Berlusconi - spiega un osservatore della politica - che ha appoggiato Salvini e Conte nella spallata al governo Draghi, è di fatto venuta meno questa area. Forza Italia è ormai socio di minoranza di un gruppo che vede il dominio di Giorgia Meloni con Fratelli d'Italia e di Matteo Salvini con la Lega. Forze che, a questo punto, non possono più essere etichettate come "centrodestra", ma come "destra" a tutti gli effetti. Quindi non sarebbe una sorpresa se alcuni amministratori - specialmente quelli di area Forza Italia ma magari eletti con liste civiche - decidessero comunque di rompere gli indugi e aderire al partito di Calenda». Decisione che, come la campagna elettorale, avrà tempi stretti. --f.m.