Invasi e semine programmate i risicoltori sfidano la siccità

CandiaPensare già alla stagione agraria dell'anno prossimo per non far morire le risaie una seconda volta. Dopo l'ennesima riduzione di acqua dal lago Maggiore, gli agricoltori della Lomellina si consultano fra loro allo scopo di trovare una via d'uscita a una situazione che rischia di riproporsi nella prossima primavera nelle pianure della Lomellina e del Pavese, prime in Europa per superfici a risaia con una media annua di 78mila ettari. Nella zona di Candia, al confine con Vercellese e Alessandrino, le perdite si registrano a macchia di leopardo grazie alle discrete portate fatte registrare in particolare dal Roggione di Sartirana e dalla Roggia di Valle. «Siamo stati colpiti meno - spiega Stefano Tonetti, risicoltore alla frazione Terrasa - rispetto alla Lomellina orientale, che è servita dai diramatori che scendono dal canale Cavour, ma non di meno siamo molto preoccupati perché temiamo che l'annata in corso non resterà un episodio isolato. Lo conferma il profondo e rapido cambiamento climatico, che ci prospetta un futuro altamente incerto. Quindi già da oggi dobbiamo pensare alla risicoltura del domani: penso, per esempio, alla creazione dei bacini di accumulo delle acque in autunno e in inverno, ma anche a una pratica da tempo in disuso qui da noi. Sono le cosiddette "valbe", cioè la programmazione delle semine da parte dei vari distretti irrigui in base alla disponibilità d'acqua: in questo modo, le aziende agricole non avrebbero danni economici in tempi difficili come quelli attuali». Ma non è tutto. Tonetti suggerisce anche la realizzazione di fossi in cemento per evitare il grande dispendio d'acqua rispetto a quelli di terra e le irrigazioni a pioggia per il mais, che permetterebbe di risparmiare il 20-30% in meno rispetto all'irrigazione per scorrimento. Più pesanti le perdite di raccolto nella zona di Tromello, dove opera il risicoltore Luca Antonioni, presidente provinciale dell'Associazione nazionale giovani agricoltori (Anga) e utente del Naviglio Langosco. «Un disastro»«Nelle ultime settimane - spiega - avevo calcolato un danno del 20%, ma ora siamo arrivati al 50% e anche oltre: dopo l'ultima notizia dell'Est Sesia, con ulteriori riduzioni d'acqua, non voglio pensare a che cosa succederà a settembre, quando dovrei iniziare a raccogliere». Nei giorni scorsi Antonioni aveva raggiunto la sede centrale di Est Sesia, a Novara, per chiedere acqua sufficiente con cui portare a maturazione i raccolti della Lomellina nord-orientale. L'Est Sesia è il consorzio irriguo più grande d'Italia che gestisce una rete di oltre 10mila chilometri su 334.500 ettari, di cui il 55,3% in Lomellina e il 44,7% presenti in Piemonte (Novara).«Il direttore del consorzio irriguo Fossati - ricorda oggi - ci aveva confermato che le nostre campagne avrebbero ricevuto acqua malgrado le operazioni eseguite nel Novarese. Ma ora il lago Maggiore chiude ancora di più il deflusso del Ticino e noi saremo costretti a centellinare le ultime gocce d'acqua per salvare le risaie meno compromesse». Il mondo risicolo sta affrontando una sfida senza precedenti per garantire la sopravvivenza del settore --Umberto De Agostino