Insulti e uno sputo in faccia «Sposta quell'ambulanza»

Il casoFiliberto Mayda / retorbido«Sono rimasto senza parole. E ancora adesso fatico a crederci. Avevano fretta di passare, volevano che ci spostassimo con l'ambulanza. Prima mi hanno insultato, poi una delle due ragazze mi ha sputato in faccia».Simone ha raccontato così, agli amici e ai colleghi. Lo ha fatto il giorno dopo, perché quella notte, lì a Retorbido, aveva altro da fare. Salvare delle vite, ad esempio. Simone, fisico imponente, lavora in Croce Rossa a Voghera da un bel po'. Ha fatto anche esperienza sui luoghi di guerra, insomma è uno che di storie ne ha viste. Quel sabato sera è uno di quelli da dimenticare. Prima l'incidente mortale a Casatisma, con l'auto ridotta in un ammasso di lamiere, poi quello di Retorbido, sulla Bressana-Salice. Uno schianto tra due auto, la Croce Rossa, dopo l'intervento a Casatisma, corre anche qui. Ci sono quattro donne ferite, due sono più gravi, una - di ottantotto anni - morirà poco dopo l'arrivo in ospedale. Le operazioni di soccorso sono lunghe complicate. I mezzi non possono essere rimossi, mentre si attende che la pattuglia dei carabinieri arrivi per i rilievi. Sono quasi le due del mattino, Simone, insieme ai suo colleghi, è impegnatissimo a curare i feriti e a preparare il trasporto al Pronto soccorso. In quel momento arriva un'auto che si dirige in direzione di Pavia. Scendono due ragazze, sui vent'anni, forse hanno bevuto. Si avvicinano a Simone con aria infuriata. «Dobbiamo passare, spostate 'sta ambulanza». Naturalmente, Simone spiega che stanno soccorrendo dei feriti, che prima, come dire, salvano qualche vita e poi sposteranno l'ambulanza. Ma le due giovani donne non sentono ragione. «Erano letteralmente inferocite - racconterà Simone ancora ai colleghi -, mi hanno riempito d'insulti, poi una mi ha sputato in faccia».Simone non reagisce. Le ragazze si arrendono e tornano in auto. I soccorsi continuano. «Fatico a parlare di questa vicenda - dice Chiara Fantin, presidente della Croce Rossa di Voghera -. Non credo che sia una questione di età, ma di educazione, anche familiare. Siamo molto tristi per questo episodio e solidali con il collega che lo ha subito. Quello che faremo è continuare ad andare nelle scuole, già a partire dagli asili, per spiegare il nostro lavoro e l'importanza della solidarietà. Certo, di fronte a comportamenti del genere, ti viene da pensare che l'umanità è morta. Poi guardi i nostri dipendenti e i nostri volontari e capisci che invece è qui l'umanità che cercavi».La Croce Rossa ha poi voluto riportare il suo pensiero in un post pubblico sulla sua pagina Facebook: «È da evidenziare come le persone stiano diventando sempre più indifferenti (...). Ormai si attacca, a testa bassa, anche di fronte a tragedie come queste, in cui si contano vittime e feriti. Stiamo perdendo davvero il senso di umanità, di appartenenza ad una società dove chi interviene per soccorrere il prossimo una volta veniva ringraziato, oggi viene schernito e preso ad insulti e sputi. Non voltiamoci dall'altra parte di fronte a questi episodi. Perché è un male da fermare con il contributo di tutti. Prenderne coscienza è già il primo passo utile». --© RIPRODUZIONE RISERVATA