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Voghera,Youns, un anno faUna storia di silenziE' passato un anno dall'uccisione, da parte dell'allora assessore leghista (Sicurezza, Polizia locale, Osservatorio immigrazione) Massimo Adriatici, di un cittadino straniero con sofferenza psichica, Youns El Boussetaoui. Auspichiamo che il processo previsto per fine anno chiarisca quanto avvenuto nella serata del 20 luglio 2021, dimostrando davvero che la "giustizia è uguale per tutti"; nel frattempo l'ex assessore ha ripreso a svolgere la sua attività professionale e la città ha cancellato quel fatto gravissimo e inedito nella storia locale.L'uccisione di Youns è stata rimossa dalla sfera politica e amministrativa, con un fragoroso silenzio, ancora più eloquente di mancate dichiarazioni, prese di posizione, semplici e umane dichiarazioni di cordoglio. Dalla Giunta che prende atto dell'autosospensione dell'ex assessore arrestato, alla scarsissima presenza di vogheresi alla manifestazione pacifica di sabato 24 luglio; al Consiglio comunale del 28 luglio, con l'incredibile silenzio dei consiglieri di maggioranza che rinunciano al proprio ruolo delegando a sindaca e capogruppo leghista, gli interventi incentrati quasi esclusivamente sul presunto danno di immagine subito dalla città ad opera dei media. L'uccisione di un uomo da parte di un rappresentante delle istituzioni diventa un "normale" fatto di cronaca, cancellando il clima politico, oltre che culturale, nel quale è maturato l'episodio, sul quale anche le associazioni di volontariato della Consulta sono incapaci di una posizione o interrogativo sulla vicenda.Di mese in mese l'episodio scompare dai media e dalle scelte politiche. Così si riparte ad agitare la "sicurezza" - anche su siti e blog diventati strumenti di aggressione verbale che si trasformano in violenza fisica, come accaduto nel corso dell'anno, gestiti da soggetti in cerca di visibilità "politica" a qualunque costo - mescolando situazioni reali di microcriminalità, degrado di aree e spazi urbani, assenza di iniziative sociali e di accoglienza.Restano, purtroppo, senza risposta le considerazioni di Giorgio Boatti dell'ottobre scorso sulla "Vogherizzazione" come "...regressione della classe dirigente locale. Desolatamente impreparata davanti a problemi di disagio sociale, di disgregazione civile... E' la messa in evidenza di penose inadeguatezze: di sensibilità umana e civile e istituzionale; di spessore culturale; di empatia e maturità comunicazionale; di esperienza amministrativa... Crisi e smarrimento che investono tutte le forze politiche, la società civile, le reti professionali e produttive. Anch'esse sono parte della patologia della "Vogherizzazione". E non riescono ancora ad esserne la terapia...". La reazione che Boatti auspicava ad oggi non la vediamo.Antonio Corbeletti, Marcella Barbieri, Luciana Origgi, Rita Campioni, Adriano Bracone, Antonietta Bottini, AuroraBonfoco, Giorgio Silvani,Chiara Depaoli, Stefano Renzi. VogheraValle LomellinaNoi penalizzatisenza il dottoreIn riferimento alla notizia del pensionamento del dott. Barone, di cui ho apprezzato le qualità umane e il grande impegno all'inizio della pandemia, ritengo che il vero problema non sia tanto l'ATS ma la scarsità di medici sul territorio: è auspicabile che per la prossima legislatura regionale e nazionale tutte le forze politiche risolvano questo drammatico problema non penalizzando ulteriormente un territorio già di per sé problematico per via della mancanza di altri servizi (vedi ProntosSoccorso dell'Ospedale di Mede). Basta affrontare i problemi del territorio in termini ragionieristici:siccome la Bassa lomellina occidentale ha pochi abitanti deve essere penalizzata a scapito di altre zone. Siamo tutti cittadini con pari diritti!Roberto Rotta. referenteUdc Valle LomellinaPoliticaNon esistonogoverni tecniciL'errore sta nel peccato originale di avere creduto, ancora una volta, che possano esistere governi "non politici". Li chiamano "tecnici", ma cosa c'è di più politico del decidere dove riversare i soldi che arrivano dall'Europa? Cosa c'è di più politico di rappresentare l'Italia nell'affrontare una guerra alle porte con il rischio che divampi, una crisi climatica che chiede soluzioni urgenti e dispendiose, una crisi energetica che costringe a prendere scelte avendo in testa il Paese nei prossimi 30 anni? Mario Draghi non è un amministratore delegato rinchiuso nel suo ufficio a firmare carte, ma è l'uomo che a capo del governo ha assistito senza un battito di ciglio allo sfaldamento del primo partito in Parlamento con l'inquietante tranquillità di chi aveva già in mano il copione.Vincenzo Sardiello. Pizzale