Estate 1922, l'ultima spallata ai Comuni "rossi"

Roberto LodigianiNell'estate di cent'anni fa, mentre il sistema liberale agonizza e il debole governo Facta è del tutto imponente ad arginare le violenze che quotidianamente insanguinano il Paese, spesso nell'indifferenza se non nell'esplicita connivenza delle autorità prefettizie e di polizia, in provincia di Pavia si assiste alla spallata finale dello squadrismo fascista ai Comuni "rossi": solo la giunta del capoluogo, guidata da Alcide Malagugini, resisterà miracolosamente fino ai giorni della Marcia su Roma (28-29 ottobre 1922).Le elezioni amministrative del 1920 avevano registrato il trionfo del Psi ancora unito (la scissione di Livorno che porta alla nascita del Partito comunista è datata gennaio 1921), con la conquista di 153 municipi e della quasi totalità dei seggi del consiglio provinciale, nella cui seduta inaugurale si inneggiava a Lenin e all'imminente conquista del potere. Ma già l'anno successivo, ormai esauritesi, col fallimento dell'occupazione delle fabbriche, le velleità rivoluzionarie, scatta la controffensiva nera e cadono, sgombrate con la forza, le prime amministrazioni di sinistra. Tra giugno e luglio 1922, le squadre completano l'opera, con un'ulteriore prova di forza che prepara il colpo di Stato. In Oltrepo, crollate le giunte di Pietra de' Giorgi e Stradella, è il turno di Broni, Casteggio, Varzi. A Broni, l'esecutivo del sindaco Luigi Fronti era stato indebolito dal braccio di ferro sulla riforma fiscale che prevedeva l'introduzione di una nuova imposta di famiglia, destinata a tutelare i ceti meno abbienti, ma contrastata duramente da commercianti e possidenti, la cui "Lega per la difesa delle finanze comunali" veniva subito appoggiata dalla sezione locale del fascio; si arriva infine all'intervento del prefetto, che apre un'inchiesta e invia un commissario: la riforma è sospesa e Fronti, alle prese anche con il deficit di bilancio, è costretto alle dimissioni. Anche a Casteggio, l'amministrazione Viola è scossa dalle tensioni sulla riforma tributaria: la prima testa a cadere è quella dell'assessore Somenzini, a cui più avanti verrà interdetto l'ingresso in paese, misura estesa all'avvocato Claudio Coralli, mentre il vicesindaco Angelo Rocchelli è vittima di una bastonatura. L'epilogo è il commissariamento del Comune: il voto del febbraio '23, in un clima già segnato dall'avvento al potere di Mussolini, vedrà il logico e scontato successo della lista fascista e la nomina a sindaco del notabile Vincenzo Marioni. Analoga la situazione di Varzi: al commissariamento segue il trionfo elettorale fascista. Intanto, il ras lomellino Cesare Forni conduce i suoi bravacci alla conquista di Novara: l'occupazione del municipio (18 luglio '22) è la prova generale dell'assalto a Palazzo Marino a Milano e alla redazione dell'odiato "Avanti!", lo storico quotidiano socialista.Strada spianataLo squadrismo avanza ovunque, mentre fallisce il tentativo di un'alleanza tra popolari e socialisti riformisti, come baluardo all'onda nera: Don Sturzo, leader del Ppi, sarebbe favorevole, come pure il socialista Filippo Turati (che arriverà a incontrare re Vittorio Emanuele III, gesto che prima della guerra era costato l'espulsione dal Psi di Bonomi e Bissolati), ma nei due partiti e in Vaticano la fortissima opposizione fermerà tutto. Mussolini ha ormai la strada (quasi) spianata.--© RIPRODUZIONE RISERVATA