Invecchiati e in crisi i comuni lomellini più occidentali perdono residenti

MEDE Le abitazioni vuote non si contano più nella Lomellina occidentale, vasta zona fra il torrente Agogna e i fiumi Po e Sesia. Segno inequivocabile del lento ma inesorabile spopolamento della terra delle risaie, che fra Otto e Novecento dava lavoro a decine di migliaia di braccianti e di mondariso, sia locali sia forestieri. Le cifre sono impietose: negli ultimi vent'anni il centro di riferimento, Mede, ha perso 650 abitanti, da 6.935 a 6.274, il 9,6% in meno. Ma percentualmente sul podio ci sono Gambarana (28,2%), Rosasco (24,8%) e Breme (24,4%). Lo spopolamento porta con sé anche diversi mutamenti socio-economici. Il più vistoso riguarda Mede, una delle capitali dell'oreficeria italiana con la vicina Valenza e Arezzo. Il calo delle aziende medesi era stato certificato dalla Camera di commercio: 59 nel 2009, 55 nel 2010, 54 nel 2011, 53 nel 2012. Il 28 giugno 2013 l'assemblea straordinaria dei soci aveva votato lo scioglimento e la messa in liquidazione del Centro servizi orafo (Cso), nato per promuovere il centinaio di realtà artigianali sparse fra Mede, Sartirana, Torre Beretti, Frascarolo, Lomello, Valle, Gambarana e Breme. Circa 400 persone le persone occupate, oggi ridottesi a poche decine. Pietro Ghiselli, sindaco di Sartirana dal 2019, è di professione agricoltore. «L'invecchiamento e il calo demografico - spiega - sono alla base di questo spopolamento: un secolo fa nelle nostre campagne lavoravano migliaia di donne e di uomini, ma oggi l'agricoltura è quasi completamente meccanizzata. Ma è anche l'unico settore produttivo ancora solido, dopo la scomparsa di quasi tutte le realtà artigianali come quelle orafe. Servirebbero più infrastrutture, in particolare i collegamenti con Milano, per attirare nuovi residenti. Dal canto nostro, cerchiamo di mantenere in vita le scuole e di favorire in qualsiasi modo l'arrivo di persone dalle metropoli, in cerca di case con giardino». Nella vicina Breme negli ultimi mesi una dozzina di nuove famiglie ha acquistato un immobile. «Sono persone - spiega la sindaca Cesarina Guazzora - che arrivano da Milano e della Brianza alla ricerca di un posto tranquillo in cui vivere e in cui i costi delle case sono molto abbordabili: per esempio, una coppia di architetti si è trasferita qui dalla Francia per stare vicino al figlio che abita a Semiana». A Candia lo spopolamento si combatte in parte con l'insediamento dei migranti, ospitati in un primo tempo nella struttura di accoglienza di vicolo Palestro. «Una decina di loro - spiega il sindaco Stefano Tonetti - al termine del periodo temporaneo di permanenza ha deciso di stabilirsi in paese affittando una casa e trovandosi un lavoro. Da parte sua, il Comune sta cercando di attirare nuove realtà produttive, come quella che s'insedierà nella ex Cerutti, e nuovi servizi come il polo radiologico che fra pochi mesi nascerà nell'ex Consorzio agrario di via Roma. Però, per fermare il declino dei nostri paesi, serve un nuovo ed efficace gioco di squadra fra tutte le istituzioni locali e nazionali». -- Umberto De Agostino