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TerritorioLe scelte da faresulle logisticheHo letto sulla Provincia Pavese del 28 e 29 giugno gli articoli riguardanti l'iter procedurale della futura logistica di Casatisma. La Provincia purtroppo ha detto no alla procedura di Via (Valutazione di impatto ambientale): trattasi di un passaggio molto importante e fondamentale per tranquillizzare i cittadini residenti sull'impatto che il futuro insediamento potrebbe avere sul territorio.I tecnici provinciali hanno ritenuto che non ci sia alcun rischio per il territorio. Il consumo di terreno agricolo continua come se nulla fosse, anche se a due passi nel vicino comune di Bressana Bottarone esistono logistiche raccordate alla ferrovia abbandonate da tempo.Debbo purtroppo rimarcare, nonostante la buona volontà dimostrata dalla nuova Amministrazione provinciale, che ha voluto istituire una Commissione logistica presieduta dal consigliere (e sindaco di Santa Cristina e Bissone) Elio Grossi, che tutto procede come prima come se niente fosse.Mi risulta che nel mese di aprile 2022 ad Alessandria ci sia stato un incontro tra le Regioni Liguria, Piemonte e Lombardia, nel quale si è decisa la creazione di un collegamento logistico retroportuale ai porti liguri di Savona e Genova. Tale futuro insediamento dovrebbe sorgere in zona Alessandria/Tortona con collegamento ferroviario ai corridoi Reno-Alpi e Lisbona-Kiev. L'Unione Europea prevede inoltre che entro il 2030 almeno il 30% dei trasporti avvenga su ferro... e quindi le continue richieste di logistiche in Provincia che senso hanno? In futuro saranno cattedrali nel deserto.Prima di consumare suolo agricolo a Casatisma sarebbe opportuno recuperare le logistiche abbandonate di Bressana Bottarone. Questo si deve fare se si vuole contenere realisticamente il consumo di suolo, come previsto dalla legge regionale. La Provincia non può e non deve continuare a fare "il notaio" della situazione edapprovare scelte e decisioni prese monte da altri(imprenditore, agricoltore e sindaco di turno).Enrico Berneri. consiglierecomunale a Monticelli PaveseCostumeParlare in corsivotra gioco e insultiCircola da alcuni giorni in rete la "querelle" suscitata da un paio di amiche che hanno inventato su Tik -Tok il cosiddetto "linguaggio parlato corsivo". In sé un non-senso verbale, poiché il corsivo è denotativo del linguaggio scritto, non di quello parlato.A differenza di coloro che sui social si sono scatenati con insulti, improperi e le solite prediche sui giovani nullafacenti, ho trovato persino simpatica e originale questa "invenzione" lessicale che sta facendo proseliti di follower.Le ragazze che parlano in corsivo intendono giocare con le parole, dar loro una cadenza che definiscono simile a quella dei giovani della Milano da bere e da fumare, stiracchiata, semidialettale, moderna e svincolata dagli schemi dell'ortodossia grammaticale e narrativa.C'è qualcosa di male? Non credo, anche perché loro stesse ne parlano come di un gioco, di un modo di esprimersi fuori dagli schemi strettamente ortodossi. Eppure chi si è scagliato contro questa giovanile invenzione linguistica ha messo in campo tutto l'armamentario peggiore dei sentimenti umani: c'è chi è arrivato ad augurare la morte a queste adolescenti. Solo per un gioco linguistico che esprime l'intelligenza del pensiero divergente.Qualche giorno fa conversando con lui di montagna, Reinhold Messner ha definito i social "una rovina".Se la piega che prendono certe scambi di battute al veleno è questa non si può dargli torto.Da tempo i social sono una caienna infame di insulti, improperi, male parole. La fogna virtuale della vita reale. Se vi trovano spazio 'innocenti evasioni' ciò contribuisce a mitigare toni e argomenti.Esce invece la parte peggiore di noi, ci si riversano le peggiori nefandezze, nel web si aggirano predatori sessuali e altre amene schifezze: se qualche giovane frequentatore lo usa per un divertimento linguistico goliardico mi pare ingiusto screditarne l'immagine. Tanto più se si tratta di una innocente divagazione verbale. Nell'uno vale uno dei social non c'è battaglia epica di ideali ma solo esternazioni e opinioni di pubblici ministeri diffusi tra la gente comune. Perché siamo un popolo di navigators, influencer e maleducati. E come scrisse Tolstoj "tutti pensano a cambiare l'umanità ma nessuno pensa a cambiare se stesso".Francesco Provinciali. Pavia