Senza Titolo
il personaggioGiulia ZoncaINVIATA A BUDAPESTÈ come se a ogni bracciata Gregorio Paltrinieri allontanasse gli avversari, i paragoni, le rivalità persino il suo stesso sport. Prende il largo, si stacca. I 10 km iniziano con lui già miglior nuotatore in attività e finiscono con un italiano da esportazione. In una categoria in cui una singola disciplina sta stretta e aprire al mare, in questo caso al lago, non è sufficiente. Servono altri parametri e confronti, vanno scomodati quelli che frequentano la storia, gli idoli assoluti e l'elenco è sempre arbitrario. Ognuno può scegliere se includere Bolt, Ali, Jordan, i podi divini si declinano secondo le passioni dei singoli, quello che diventa sempre più evidenti è che Paltrinierisa elevarsi per giocare con loro. Non solo gli azzurri continuano a firmare prove straordinarie, ma spostano il confine di quella unicità. Jacobs vince due ori alle Olimpiadi e nello sprint che, in teoria o per abitudine, era fuori portata. Lui sposta gli equilibri del mondo e, solo dieci mesi dopo, Paltrinieri vince quattro medaglie ai Mondiali, due ori nelle distanze olimpiche entrambi con una prepotenza da fuoriclasse. Con una convinzione da peso massimo, con una scioltezza e una lucidità fuori dal comune. Con una cattiveria che gli si scioglie in faccia appena emerge dall'acqua dove non solo ha trasportato se stesso (e pure il Paese che rappresenta) in un'altra dimensione, ha pure motivato, nel mentre, il suo compagno di lavoro. Paltrinieri d'oro, il lucano Domenico Acerenza d'argento e il secondo imita il primo persino nell'atteggiamento. Anche se ha un carattere opposto. Paltrinieri sparge energia, contagia chi ha il coraggio di seguirlo e Acerenza, l'anno scorso, avrebbe quasi voluto cambiare strada «era un massacro», però è rimasto lì. A casa di un gigante che poteva fargli ombra e invece ha tirato fuori il meglio di lui, una qualità evidente. Acerenza ha tenuto il passo, non si è fatto intimidire, ha lasciato dietro Wellbrock (campione olimpico e mondiale in carica) al primo e rarissimo momento di sbandamento, non si è mai scomposto e non ha sbagliato nulla, ha fatto una grande gara. Paltrinieri ha fatto la sua gara. Fuori contesto, in un'altra categoria. Greg spiazza, si tuffa con un carisma difficile da amministrare, si gasa da solo mentre viaggia su frequenze buone solo per il ritmo che lui riesce a tenere, studia la tattica e poi ha la forza e la consapevolezza per usarla senza lasciare che il programma salti se la concorrenza osa. Adatta il piano, non la testa. Il fondo poteva essere un esperimento, è diventato un modo di essere campione. Non solo dentro la piscina, anche con altre regole, pure dove conta ragionare come un pilota di formula uno per capire come sfruttare i pit stop senza perdere tempo. Senza rischiare sorpassi. Per ben sei volte si ferma al rifornimento e all'ultimo giro fa una finta. Come fosse su un campo di calcio. Accenna a deviare e invece tira dritto. Si permette di strapazzare chi gli sta intorno, come Maradona che segna di mano. Paltrinieri in questo mondiale ha messo su un'altra statura e ora è davvero difficile avere a che fare con lui, prevedere le sue mosse. «Lusso», Rubaudo, responsabile della squadra di acque libere lo chiama così «viviamo nel lusso, una giornata simile la sogni per un'eternità e poi eccola ed è pure molto più bella di come mai te la saresti potuta aspettare». Paltrinieri ci fa sentire ricchi, belli, inarrivabili. È lui ma ha il potere di diffondere i super poteri. Per tirarli fuori si è tormentato senza mai convincersi che il suo tempo fosse passato. Lo ha riacciuffato, strapazzato, dominato e ora ci fa esattamente quello che gli piace. Ha vinto un oro ai Giochi di Rio nel 2016 e il successo non era neanche vagamente vicino all'apoteosi. Oggi ha alzato il cielo, il suo e il nostro e uno così può giocarsela con chi crede. Può mettersi vicino alla leggenda che preferisce senza il minimo timore di sfigurare. --© RIPRODUZIONE RISERVATA