Rta, la sfida dei robot «Mercato in crescita li venderemo a chi non li ha mai usati»

Luca Simeone / marcignago«La lampadina mi si è accesa con un cliente che aveva il problema di mettere insieme una macchina per bottiglie con un'altra per il controllo di qualità, distanti meno di un metro. L'idea è stata semplice: mettere un robot al posto di un uomo che fa un lavoro ripetitivo, come spostare bottiglie da un macchina all'altra». Tommaso Rossini, amministratore delegato di Rta, racconta così la genesi della filiazione Rta robotics, una startup che intravede ottime opportunità di sviluppo e che è stata presentata ieri nella sede di Marcignago, anche con una tavola rotonda su "Etica e robotica" alla quale hanno partecipato Giorgio Metta, direttore scientifico dell'Istituto italiano di tecnologia (Iit), il filosofo Luciano Floridi e il giornalista Massimo Sideri. Per l'impresa leader europea in un segmento specifico dell'automazione (quella per motori passo passo), questa nuova sfida può essere considerata per certi versi uno sbocco naturale. Rta robotic non realizza in proprio i robot, ma integra quelli prodotti da terzi, ovvero si occupa - grazie al proprio know how e alla realizzazione di software e di componenti di automazione - dell'interfacciamento con l'ambiente produttivo, per renderli facilmente inseribili in un macchinario o in una linea di produzione. Dal punto di vista meccanico i robot articolati (cosiddetti antropomorfi) sono prodotti dalla tedesca FruitCore, cliente di Rta perché all'interno ci sono i motori realizzati nello stabilimento di Marcignago, mentre quelli Scara (meno flessibili ma più veloci) vengono dalla Trio motion. «La terza possibilità è quella di realizzare l'integrazione su misura per un cliente - spiega Rossini - è quello che stiamo facendo con Altech, leader italiana nell'etichettatura industriale». mercato in crescitaMa visto che l'integrazione di robot non è certo una novità, quale è il valore aggiunto della proposta di Rta robotics? «Noi ci rivolgiamo ai soggetti industriali che per la prima volta fanno applicazioni di robotica, perché le trovavano troppo complicate e costose - spiega Rossini - cerchiamo di dargli dei prodotti sofisticati ma semplici da integrare. I nostri robot sono generalisti, tipicamente in sostituzione di lavori umani ripetitivi, per esempio di carico o scarico di macchinari e linee. E il nostro punto di forza è la sinergia tra automazione e robotica: non molti ce l'hanno».Rossini è convinto che negli anni venire il mercato avrà una grande crescita: «Il 64% di robot viene venduto a chi non ne ha mai comprati. La domanda è ancora timida ma in aumento: la crescita è sette volte superiore a quella della Ggermania, che è il nostro competitor visto che siamo i secondi in Europa per robot per addetto». Gli obiettivi sono fissati: «Tra 5 anni puntiamo ad avere 5 addetti e 5 milioni fatturato. Nel 2023 venderemo poco, ma dal 2024-25 dovremmo cominciare ad avere volumi più consistenti. Prevalentemente in Italia e poi anche in Europa, soprattutto in Spagna che ha un mercato molto simile al nostro».sinergia con l'universitàLa startup innovativa per ora si avvale di un laureato in Ingegneria e da ottobre di un dottorando in robotica, ma naturalmente dietro c'è tutto il gruppo Rta. Fondamentale la collaborazione con l'Università di Pavia: «Senza il supporto del laboratorio di robotica di Ingegneria probabilmente non saremmo nemmeno partiti - ammette Rossini - dovevamo avere la sicurezza di poter risolvere problematiche di secondo livello. Da parte nostra finanziamo il dottorato di chi da ottobre lavorerà qui e farà ricerca in Università».«Con Rta abbiamo siglato un accordo che consente un reciproco beneficio - conferma il professor Hermes Giberti - ci viene messo a disposizione un robot antropomorfo per poter fare ricerca e sviluppare pubblicazioni scientifiche, mentre noi offriamo una consulenza tecnica su temi particolarmente spinti».--