Fondazione teatro l'opposizione è tagliata fuori «Scelte di potere»

VogheraLa nomina dell'ultimo componente del consiglio di amministrazione della Fondazione del teatro Sociale di Voghera scatena le polemiche da parte dell'opposizione ed in particolare dei Civici che non hanno gradito le scelte fatte dall'amministrazione comunale guidata dalla sindaca Paola Garlaschelli. Le scelteIl cda diventerà ufficialmente operativo verso la metà di giugno e potrà quindi mettersi al lavoro per iniziare a gettare le basi in vista dell'apertura del teatro che dovrebbe avvenire a breve. Il cda oggi risulta composto dalla presidente Renata Martinotti, dirigente medico in pensione, sindaca di Bastida Pancarana; Emilia Baggini, commercialista vogherese; Massimo Bergaglio, imprenditore alla guida del Gruppo Piber e Andrea Angeleri, ingegnere di Castelnuovo Scrivia che di fatto va a sostituire Salvatore Ruggeri, presidente di Valvitalia. L'imprenditore alla guida della società di Rivanazzano Terme, per ragioni tecniche, aveva dovuto rinunciare all'incarico. Le scelte che sono state fatte non trovano però d'accordo la minoranza ed il primo a scendere in campo contestando i nomi decisi dalla giunta è il capogruppo dei civici. «Abbiamo assistito - dice Ghezzi - all'accaparramento di ogni poltrona disponibile. Il manuale della spartizione delle poltrone è stato applicato alla perfezione. Questa è l'innovazione più significativa della giunta Garlaschelli. E così anche il Consiglio di amministrazione della Fondazione del teatro completa i suoi ranghi con nomina dell'ultimo posto libero. La scelta del Presidente, a rappresentare non solo la città, ma anche il territorio oltrepadano, faceva ben sperare. Ma una "rondine non fa primavera". Nessun candidato dell'opposizione, che pur rappresenta poco meno della metà dei cittadini vogheresi, respinti così ai margini».Ghezzi è un fiume in piena: «I Civici hanno presentato un profilo di alto valore culturale, avendo gestito sia budget che programmi culturali in giro per il mondo, da Stoccolma, ad Atene, al Canada ed in Israele, ma non è stato giudicato alla altezza. L' ente che deve "obbligatoriamente" contribuire al rilancio della città soggetto alla meschinità del piccolo cabotaggio delle correnti di partito». Ghezzi conclude: « Dal loro insediamento, a partire dal "caso Adriatici", alle chat della vergogna, alle nomine in Asm, con candidature squisitamente politiche sino alla Fondazione del Teatro, che per vocazione andava messa al riparo della spartizione. Ma, come ci rispondono sempre, loro hanno i voti e fanno quel che vogliono. Se il buongiorno si vede dal mattino, è allarmante il futuro della Fondazione». --Alessandro DisperatI