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Silvio Puccio / paviaTrattati come cittadini ad alto reddito anche quando non lo sono. Per gli studenti che non risiedono a Pavia, il conto della mensa scolastica è più salato di 140 euro. Questo il peso aggiuntivo che grava sulle tasche delle famiglie che, per vicinanza al posto di lavoro, mandano i figli a studiare nel capoluogo: 1.160 gli alunni che non vivono ma frequentano gli istituti cittadini, dall'infanzia alle medie. Il periodo, cioè, in cui la fruizione della mensa è più consueto. I pastiPer i residenti in città, il costo della mensa scolastica è parametrato alla dichiarazione Isee, l'indicatore usato come misura per rapportare i contributi del cittadino alla situazione economica. Per i redditi più bassi (fino a 5 mila euro) il pranzo costa solo 50 centesimi al giorno. Si sale in modo progressivo fino a 5,5 euro per chi ha un Isee che supera i 22 mila euro. Scaglioni che non valgono per i non residenti: 6 euro a pasto senza tenere conto del reddito. «In famglia spendiamo 50 centesimi in più al giorno rispetto a chi è nella fascia di reddito più alta - racconta D., residente di San Martino Siccomario che per motivi di lavoro manda il figlio alle scuole elementari di Pavia - ma il servizio offerto è lo stesso». Calcolati sui 200 giorni di scuola, la spesa dei non residenti è di 100 euro superiore rispetto alla fascia Isee più alta. Aggravio che pesa sulle famiglie di oltre un migliaio di alunni, cui vanno aggiunti altri 40 euro per la merenda, se il bambino frequenta l'infanzia statale. E il caso di Ivana Maria Cartanì, sindaca di Sant'Alessio con Vialone e mamma di due figli che frequentano l'infanzia e le elementari a Pavia: «Ogni giorno la spesa è di dodici euro per la mensa di entrambi i miei figli, senza tenere conto del reddito familiare. A questi va aggiunta la quota per la merenda del piccolo alla materna. Totale: quasi 13 euro al giorno. Non è un problema economico ma di trattamento». Il pasto di metà mattina ha un costo variabile dai 10 ai 60 centesimi in base alla fascia di contribuzione. Ma i non residenti pagano sempre 80 centesimi: venti in più della fascia Isee più alta, senza tenere conto del reddito. In un anno scolastico l'esborso è di 160 euro, mentre un residente a Pavia ne spende 120. Si tratta di una situazione che riguarda quasi un centinaio di bambini tra i 3 e i 6 anni che frequentano le materne da non residenti e che, all'anno, pagano 40 euro in più degli altri. «Si tratta di un tema molto sentito nelle scuole del centro cittadino- spiega Maurizio Poggi della Uil Fpl - dove enti e uffici attraggono lavoratori dal comprensorio di Pavia alzando il numero di bimbi che frequentano da non residenti, perché per i genitori è più facile gestire famiglia e lavoro». È il caso delle scuole d'infanzia dei comprensivi Scopoli e Angelini, che da soli raccolgono più della metà dei bambini che vengono fuori città. «Sono scelte intraprese anche da altri comuni - argomenta Elena Maga, segretaria della Cisl - quasi tutti privilegiano i residenti nell'erogazione dei servizi scolastici. In contesti come quelli di un capoluogo di provincia, un ragionamento possibile sarebbe quello di seguire una logica di rete: una sorta di sinergia territoriale tra amministrazioni per venire incontro alle esigenze dei cittadini». Il tempo prolungato«La stessa situazione - prosegue Cartanì - riguarda il tempo prolungato a scuola». La possibilità, cioè, di far rimanere i figli in istituto fino alle 17.30 o di farli entrare prima delle 7.30, se il genitore manifesta necessità lavorative. È il caso dei pendolari che coniugano il lavoro in città con l'istruzione o la cura dei figli: «Anche in questo caso la retta è equiparata a quella dei redditi più elevati, e richiesta in anticipo per i 9 mesi in cui il servizio viene attivato. Nel mio caso si tratta di una spes a di 1.500 per due bambini». Al contrario, il rischio è che il lavoro di cura dei piccoli ricada quasi del tutto sulle spalle delle donne: «È una questione di sostegno alle famiglie - conclude la donna - di questi tempi non si può più pensare che a lavorare sia solo uno nella coppia». --