Panigati: «Accademia, una grande famiglia E tifo Pavia: se bussano, pronto ad aprire»

sant'alessio con vialoneDal panico più assoluto alla Resurrezione calcistica. Questa la definizione che il presidente Ezio Panigati utilizza per connotare la stagione calcistica della sua Accademia Pavese. Ha voglia di parlare, anche perché di cose da dire ne può avere davvero tante questo presidente che per tutti - dai ragazzini ai veterani della prima squadra - non è certo un padre-padrone ma un secondo padre. Lui che è il pres a cui battere il cinque dopo una vittoria, lui che sale sul suo trattore e cura personalmente il campo di Sant'Alessio, lui che è felice sportivamente ma che si adombra pensando alla pioggia che non arriva nelle quantità dovute e mette a rischio semina e raccolti futuri...«Perchè questi sono i problemi veri», commenta e non si può dargli tortoPresidente, proviamo a ripercorrere la "pazza" stagione della sua Accademia. Prima di cominciare, forse per la prima volta, non si parlava di salvezza ma le ambizioni erano tante...«Sì, è vero e qui è stato l'errore di base. L'obiettivo del nostro allenatore Marco Molluso era portare la squadra ai play-off, ma purtroppo i proclami estivi nel calcio non si realizzano quasi mai. I facili entusiasmi, la non esperienza, la gioventù... si è iniziato malissimo e questo ha tolto serenità all'ambiente e creato tanta insicurezza, anche il rapporto tra vecchia guardia e giovani non era ideale. Non c'eranole condizioni giuste per far bene».Fin quando lei ha compiuto un gesto che proprio non le appartiene e che mai aveva fatto in precedenza... cambiare l'allenatore.«"Sì esatto. A me cambiare allenatore in corsa non piace per nulla, non è nel mio stile. Ma in questo caso va dato atto a Molluso di aver fatto un passo indietro per primo, con un gesto anche di grande maturità. Ha detto che ci teneva alla squadra e che era giusto cambiare».E qui è arrivata la svolta: scegliere Gaudio è stato un atto coraggioso. Facili le illazioni se fosse andata male: il genero di Panigati, quindi il raccomandato... E invece Gaudio si è rivelato un vincente... «Esattamente. Essendo io di parte non potevo rassicurare l'ambiente, probabilmente non mi avrebbero nemmeno creduto. E invece dentro di me ero sicuro di Gaudio e non certamente perché fosse mio genero. Conoscevo la sua esperienza nel calcio giovanile e il suo carattere, sapevo che avrebbe potuto realizzare il miracolo. E questa salvezza è stata davvero merito suo, anche se dall'esterno ha potuto contare sul sostegno morale di alcuni allenatori amici, da Nordi ad Albertini».Quindi davvero lei ha sempre creduto nella salvezza?«In cuor mio ne sono sempre stato certo, anche se non lo dicevo. Certo, ci sono stati momenti di depressione e di scoramento ma sapevo chi era l'allenatore su cui puntavo e conoscevo le qualità dei ragazzi: c'era solo da trovare la chiave per sbloccarli psicologicamente. E Gaudio l'ha trovata».E adesso? Si ritrova in casa un allenatore quotato che magari sarà anche gettonatissimo...«Adesso lo lasciamo riposare un attimo e poi il futuro sarà motivo di riflessione...»Difficilissimo fare nomi, ma quali sono i giocatori che metterebbe sul podio in questa corsa-salvezza?«E' veramente difficile. Ma se devo proprio fare dei nomi dico la vecchia guardia, ossia Provasio-Filadelfia-Maggi e i nostri giovani Castillo, Mori e Bernini».E Tambussi? Dove può arrivare? «Merita di andare nei professionisti, spero davvero che abbia l'occasione giusta, anzi lo aiuterò come ho fatto con Catania. È giusto così: siamo innanzitutto un trampolino di lancio verso mete più alte».Il miracolo Accademia Pavese non è solo la salvezza della prima squadra, è anche un settore giovanile che ha visto trionfare tutte le categorie... «E' stata un'escalation incredibile e posso dire che l'asticella si è alzata di molto, consentendoci di raggiungere strisce importanti come società tradizionalmente fortissime a livello giovanile, tipo l'Alcione. Questo grazie a Gianluca Gaudio, a Manuel Rossi e a un pool di allenatori fortissimi e molto uniti. I nostri ragazzi si allenano in un centro sportivo bello e in un contesto che fa di tutto per farli sentire come in famiglia. Io conosco tutti i bambini, sono un presidente pazzoide, che vuole stare dentro il sistema, non fuori. Forse anche questo fa la differenza».Domandone finale: che pensa del Pavia calcio? «È la squadra che porta il nome della nostra città e come dico sempre Pavia merita un palcoscenico diverso dall'Eccellenza. Ma bisogna che ci siano persone che ci tengano davvero e che abbiano anche la giusta competenza. Io sono tifoso del Pavia da quarant'anni, spero con tutto il cuore che si salvi. E poi si vedrà, magari qualcuno busserà alla mia porta e se dovesse accadere la troverà aperta». --Daniela Scherrer