Canneto, un maxi sequestro per la cantina

Maria Fiore / CANNETO PAVESESulla cantina di Canneto Pavese, coinvolta in una indagine della procura di Pavia per frode, si abbatte un'altra tegola. Il giudice Luigi Riganti, accogliendo la richiesta della procura, ha firmato un decreto di sequestro preventivo per 740mila euro, tra beni, conti correnti e partecipazioni societarie, nei confronti della cantina, eseguito ieri mattina dalla guardia di finanza di Pavia.Un sequestro era stato già disposto, mesi fa, verso gli ex amministratori, ma era stato annullato dal Riesame. Stavolta viene "congelata", in vista dell'eventuale confisca, una parte del patrimonio della società, che in seguito all'inchiesta aveva rinnovato i suoi vertici e avviato la ripresa con un piano di risanamento dai debiti. la presunta frode L'inchiesta, ancora in corso, aveva portato nel 2020 agli arresti domiciliari dell'allora presidente, vice presidente, un mediatore e due enologi. Secondo l'accusa avrebbero fatto entrare in cantina uve di tipologie diverse da quelle dichiarate nelle bolle, per poi vendere il vino come Doc, Igt e Bio, più richiesti dal mercato. Nella presunta frode sarebbero stati utilizzati ingenti quantitativi di sostanze vietate dalle norme, quali zucchero invertito e anidride carbonica, o vincolate a specifici parametri di utilizzo, come per esempio il mosto concentrato rettificato. L'indagine era partita in occasione della vendemmia del 2018, in seguito a un'ispezione dell'Icqrf (l'Ispettorato centrale tutela qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari). Dagli accertamenti dei carabinieri della compagnia di Stradella e i finanzieri di Voghera, che hanno lavorato insieme al Gruppo carabinieri forestale di Pavia e dell'Ispettorato repressione frodi, sarebbe emerso un profitto illecito a favore della cantina, ottenuto attraverso le condotte di tre indagati in particolare, accusati di associazione per delinquere finalizzata alla frode in commercio e alla contraffazione di indicazioni geografiche o denominazione di prodotti agroalimentari.gli indagati L'inchiesta riguarda Alberto Carini, 49 anni, residente a Castelverde in provincia di Cremona e all'epoca presidente e consigliere delegato del consiglio di amministrazione della cantina, Claudio Rampini, 66 anni, residente a Santa Maria della Versa, finito nell'inchiesta in qualità di mediatore di vini, e Carla Colombi, 68 anni, di Montescano, responsabile amministrativa e componente del vecchio consiglio di amministrazione. Indagati anche gli enologi Aldo Venco e Massimo Caprioli, oltre al socio conferitore Cesare Forlino. Ma per la procura la contraffazione di vino sarebbe stata possibile con la complicità dei conferitori di uve: 28 sono indagati. Durante il blitz del gennaio 2020, gli investigatori trovarono in cantina un ammanco di vino di oltre un milione e 600mila litri: il prodotto, cioè, esisteva solo sulla carta e non nelle cisterne. Questa differenza, per l'accusa, aveva lo scopo di aprire uno spazio di manovra per produrre vino "farlocco" e venderlo come Doc, Igt e Bio. I produttori, in sostanza, rilasciavano alla cantina documenti che attestavano la consegna delle uve ma in realtà nei magazzini non entrava neppure un grappolo. --