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Pavia- Il caso CarducciMomenti difficiliper le maestreGli eventi degli ultimi giorni ci hanno costretti sotto i riflettori. Come maestra, ho sempre affrontato la mia professione con dedizione e sensibilità, ritenendolo un compito più difficile e importante.Dovremmo avere, però, il coraggio di ammettere che questi ultimi anni ci hanno fatto smarrire il senso di appartenenza e la capacità di essere squadra. Avremmo anche il dovere di riconoscere che non esiste un "anno zero": niente della storia passata va cancellato. Deve rappresentare memoria per non reiterare gli stessi errori.In questi tre anni, spesso, lo smarrimento e la disillusione hanno prevalso; la tentazione di mollare è stata molto forte.Nell'esercizio di superamento delle difficoltà che stanno continuando a caratterizzare il nostro cammino, è bene ricordare a noi stessi quali valori muovono il nostro agire e a quali responsabilità siamo chiamati come scuola, agenzia educativa per antonomasia.La scuola si deve fare carico della crescita e della formazione di tutti gli alunni, soprattutto i più fragili, offrendo la garanzia di aver messo in atto ogni strategia, energia e risorsa possibili. La scuola deve creare le condizioni di inclusività, concependo la diversità come comune denominatore fra soggetti.La scuola deve cercare sapientemente le parole da usare: non ha alunni "diversamente abili" ma alunni con "diverse abilità", nella consapevolezza che ciò si concretizza valorizzando le peculiarità di ognuno di essi e gratificando i risultati che ciascuno è in grado di conseguire.La scuola deve essere fucina di valori e palestra nella quale "allenare" coscienze, crescendo individui consapevoli dei propri diritti e dei doveri verso il prossimo e la collettività. La scuola ha il dovere di esplicitare e partecipare le finalità educative del proprio operato, sempre aperta al confronto nel rispetto dei ruoli e delle prerogative di ognuno.Sentivo il bisogno di condividere questi pensieri perché, come recita il testo di una canzone di De Gregori, "la storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso".Lettera firmata. PaviaLezioni immortaliImpara guardandosenza far domandeArrigo Cipriani, che in questi giorni compie novant'anni, è il figlio del fondatore del famoso Harry's Bar di Venezia, locale che annovera tra i suoi ospiti, in tanti anni di storia, molti dei personaggi più importanti del mondo. Arrigo Cipriani, appunto, ha ricordato così, in una recente intervista, il suo primo approccio al lavoro: «Papà mi diede in mano una pirofila per servire il risotto. Mio padre mi diceva sempre: non fare domande, guarda e impara. Così guardai gli altri, e imparai a servire il risotto».Questo racconto mi ha fatto tornare indietro negli anni e fatto riflettere che, pur più giovane di Cipriani, parole simili a quelle da lui richiamate le ho sentite da ragazzo rivolte a me e a miei coetanei, ma è da tempo che non le ascolto più anche stando in mezzo ai giovani.Tenuto conto che l'osservazione è un ottimo strumento per apprendere (che validità avrebbe il noto detto "l'esempio vien dall'alto" se si ignorasse l'esempio?) e che è autolesionistico trascurare quanto di buono viene dal passato, trovo che sollecitare e abituare i giovani, fin da bambini, a osservare chi sa fare sia un ottimo insegnamento. In questo modo i giovani non acquisirebbero solo lo specifico saper fare, ma svilupperebbero, ciascuno in relazione alle proprie doti naturali, lo spirito di osservazione e anche il senso critico derivante dal confronto.Ma tali parole dovrebbero far riflettere, nell'attuale contesto sociale, anche i non più giovani come, per esempio, quei dirigenti che elaborano e propinano lunghi e arzigogolati questionari agli interlocutori delle loro aziende, a cominciare dai clienti. Se tali dirigenti osservassero gli stessi interlocutori e ne analizzassero i comportamenti probabilmente propinerebbero qualche questionario in meno ed eviterebbero tante domande superflue. I vantaggi sarebbero molti; soprattutto: gli intervistati, rasserenati da un questionario snello, risponderebbero più a ragion veduta; le aziende disporrebbero di informazioni più selezionate e veritiere.Ma chi oggi ha tempo di leggere e meditare sui ricordi di un novantenne, quand'anche di successo, per riscoprire ricette di vita, tanto vecchie quanto utili? Franco CastagnolaRobecco Pavese