A Pavia gli scarti diventano risorse

iciclare gli scarti di produzione per abbattere la produzione di rifiuti e ottenere materie prime a costi bassi e contribuire a proteggere l'ambiente: adottare le buone pratiche dell'economia circolare sta diventando un'esigenza sempre più urgente per l'industria agroalimentare e in generale il comparto dell'agricoltura che stanno soffrendo più di altri settori l'impennata dei costi energetici dovuti all'invasione russa dell'Ucraina.Le aziende così, investono sempre più in impianti di produzione di energia alternativa, biogas ed elettricità prodotta da scarti agricoli innanzitutto.È il caso della Riso Scotti di Pavia che utilizza la lolla di riso, scarto principale della lavorazione, per produrre l'energia necessaria ad alimentare parte delle linee di produzione e climatizzare gli ambienti.Alla Riso Scotti il processo è partito nel 2017 con l'installazione di un sistema di cogenerazione da 2,7 megawatt che produce contemporaneamente energia elettrica e calore. Il passo successivo è stata l'installazione di "unità di trattamento aria" che utilizzano l'acqua calda (scaldata dai fumi dello stesso cogeneratore) e acqua fredda (prodotta da un assorbitore a bromuro di litio) per climatizzare gli ambienti di lavoro. Nel 2018, in piena ottica di economia circolare ed efficientamento, è stata impiegata la lolla per alimentare una caldaia a biomassa da 11 megawatt , che consente di risparmiare 6 milioni di metri cubi di gas l'anno. Nel 2019, invece, è stata la volta dell'installazione di uno speciale iniettore a vapore che ha consentito di spegnere le sei pompe per creare il vuoto sino a quel momento impiegate nel reparto confezionamento.Il 2022 infine, sarà l'anno della realizzazione di un progetto che porterà ad un vero e proprio ciclo integrato delle acque con un impianto di depurazione anaerobico delle acque reflue, che porterà alla produzione di biogas, che a sua volta alimenterà un mini-cogeneratore da 150 chilowatt a servizio dell'impianto di depurazione vero e proprio. Ma non è solo l'industria agroalimentare ad investire sulle fonti alternative però. Ci sono aziende agricole che da anni usano gli scarti per produrre e vendere energia. Da mettere a disposizione a basso costo anche alle comunità. Questo è il caso dell'azienda Ghiselli di Sartirana Lomellina che con il trinciato di mais, loietto e orzo (prodotti dalla stessa azienda) alimenta due impianti da un megawatt l'uno che producono energia elettrica da immettere nella rete nazionale. Ma la ricaduta del recupero degli scarti è doppia: l'elettricità, infatti, viene prodotta attraverso generatori che devono essere raffreddati: l'acqua di raffreddamento viene utilizzata dalla Ghiselli per alimentare un impianto di teleriscaldamento a servizio dell'azienda ma anche di due case di riposo che, in questo modo, possono risparmiare sulla bolletta energetica e abbattere l'inquinamento non utilizzando caldaie alimentare a gasolio o gas. --© RIPRODUZIONE RISERVATA